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sabato, aprile 26, 2008

Cinema cinema cinema!!!

Abbiamo un bellissimo album fotografico del lombrico, alcuni bei titoli per la nostra biblioteca, qualche video ed anche un po' di musica... potevamo dimenticare il cinema?!
Certamente no!
Quindi ecco una nuova sezione del blog (ancora un'altra?! Sìììì!). Vorremmo provare a creare una piccola cineteca, un elenco di titoli che in qualche modo possono essere particolarmente interessanti per chi, come noi e come voi, si occupa di agricoltura, ma anche di sociale, di economia solidale, di biodiversità, di relazioni uomo-animali/piante, di relazioni umane, di relazioni ... e chi più ne ha più ne metta ... fate voi.
Anche il cinema può contribuire alla creazione delle idee, dei pensieri, a creare una maggiore consapevolezza.
Come nostra abitudine, qualcuno di noi inizia, invitiamo tutti voi a continuare l'elenco.

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Dopo questa bella introduzione... per contraddirci subito, iniziamo con una commedia leggera leggera, poche idee e pochi pensieri profondi, che forse senza esagerare potremmo definire una commedia avventurosa semidemenziale, ma ricordo di aver riso tanto, di aver visto per la prima volta il parto di un vitello (anche se in quell'occasione su grande schermo) e poi in quel periodo sognavo forse un po' di fare il cowboy...
Scappo dalla città - La vita, l'amore e le vacche (1991)

Per farmi perdonare segnalo subito una bellissima e dolcissima commedia dello stesso periodo, Benny & Joon (1993): Joon è una ragazza carina, con un grande senso artistico ma ... squilibrata e vive assieme al fratello Benny (Aidan Quinn). Ad un certo punto entra in scena Sam (Johnny Deep), personaggio a dir poco stravagante, che però riesce dove tanti altri avevano fallito con Joon, anzi forse Joon è la sola in grado di seguirlo. Anche bellissima colonna sonora e grandissime imitazioni da parte di J.Deep di B. Keaton e C. Chaplin.

Cresceranno i carciofi a Mimongo (1996): storia di un neolaureato in agraria con tesi sulla crescita del carciofo nei climi aridi. Disagio giovanile, difficoltà d'inserimento nel mondo del lavoro, arte d'arrangiarsi... divertente ed ironico... alla fine i carciofi a Mimongo crescono..

The Agronomist (2003): l'agronomo in questione è Jean Dominique, da Haiti... E' un documentario, bello bello bello e commovente!

Alla luce del sole (2005) di Roberto Faenza, da vedere non tanto o non solo perchè è la storia di don Giuseppe Puglisi e della sua sfida e impegno nel quartiere di Brancaccio a Palermo, ma anche per il forte messaggio pedagogico e per il rapporto che don Pino è in grado di stabilire con i ragazzi.

Salvatore - Questa è la vita (2006): in questo film l'attività agricola è fatica e sacrificio, così come la pesca. Sono le attività di sostentamento di un bambino orfano che si fa carico della nonna e della sorellina. Bello perchè sullo sfondo ci sono la difesa dei diritti dei bambini e la relazione educativa fra adulti e ragazzi, nel film in particolare fra Salvatore e il giovane maestro di scuola che, non riuscendo a portare Salvatore in aula, lascia l’aula per portare la scuola a casa di Salvatore, sulla sua barca, tra le serre di pomodori.

L'attimo fuggente (1989): "Non importa cosa si dice in giro: parole e idee possono cambiare il mondo." (Prof. Keating)

Babe - Maialino coraggioso (1995): favola di animali parlanti in cui grazie all'intelligenza, il coraggio, la sincerità, la gentilezza Babe riuscirà a sovvertire le regole della fattoria.

Brubaker (1980): Brubaker (Robert Redford) è il direttore riformista di un penitenziario negli Stati Uniti. Bellissimo!

L'aria salata (2006): la storia di Fabio, un giovane educatore, che lavora in un penitenziario. Qui, per caso, ritrova il padre, condannato per omicidio e trasferito da un altro penitenziario. Tante le reazioni alla scoperta, sia da parte del figlio che da parte del padre. L’idea del film è nata durante il periodo in cui il regista prestava volontariato nel carcere di Rebibbia.

Into the wild (2007): tratto dal libro di Jon Krakauer "Nelle terre estreme". Racconta la storia di un giovane che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni (con tutti gli annessi e connessi, soldi, casa, lavoro, ...), va a vivere nella selvaggia Alaska! Tante tematiche, la fuga, la ricerca della conoscenza di sè, della libertà, il fascino dell'ambiente naturale e selvaggio, ma forse la cosa più bella (parere molto personale) è intuire via via che tutte le persone che Chris incontrerà lungo la strada contribuiscono in qualche modo all'acqusizione graduale della "saggezza", quasi incosapevolmente, grazie alla sincerità e profondità degli incontri con queste persone. Ah dimenticavo, regia di Sean Penn.

a.g.

mercoledì, ottobre 24, 2007

Una nuova sezione del blog: la biblioteca del lombrico

E’ stata aggiunta la sezione La biblioteca del lombrico (per il futuro, quando questo post sparirà dalla home page: colonna di destra, scorrere scorrere..., in basso nella colonna e cliccare sull'icona "library thing") che raccoglierà man mano titoli che - per qualche ragione, a parere della redazione o dei collaboratori e lettori del lombrico - meritano di essere letti, sfogliati, studiati, (bruciati?! no, quelli no), ...

Per segnalazioni: commenti su questo post o per e-mail: lombricosociale@gmail.com

Inauguriamo la sezione con qualche titolo.

clicca sull'immagine in basso per entrare nella biblioteca:


ci sono nuovi volumi in biblioteca

martedì, marzo 20, 2007

Barboni ... europei

Fuori tema rispetto agli argomenti di questo blog perché non c'è molto di agricolo... e a Bruxelles sarebbe difficile... ma forse un po' di sociale c'è... Si tratta del resoconto personale del viaggio di uno di noi, viaggio… breve ma intenso… in Belgio… e delle riflessioni successive scaturite fra di noi…quindi … parlando di noi, ci riguarda

LA BRUXELLE CHE NON TI ASPETTI…

E’ un po’ per caso, che due amici, uno angolano (ormai un po’ naturalizzato italiano, longilineo e alto, cittadino del mondo, che conosce bene molte lingue) e un italiano (un poco più basso, di certo meno cittadino del mondo e che non conosce le lingue ) si trovano a dover andare a bruxelles per affari; e in particolare in un quartiere un po’ degradato della città, dove la comunità araba ha espanso le proprie radici, creando uno spicchio di Arabia, che forse per paradosso racchiude in se tutte le contraddizioni del mondo arabo e di quello consumistico occidentale, malamente assortite tra loro (negozi con insegna doppia, la prima araba; musiche e odori di cibi arabi, donne arabe con il velo per le strade, molte persone di colore, buste di immondizie ai lati della strada , spesso rotte e sgocciolanti sul manto stradale, in vari tratti appiccicoso e maleodorante, con poco distante all’orizzonte moderni e altissimi palazzi luccicanti in vetro di 30-40 piani ).
Abili affaristi arabi, spesso ricchi, gestiscono quasi ogni attività nella zona, e per loro lavorano tutti gli altri, spesso e di preferenza altri arabi, persone di colore, più raramente belgi, soprattutto belgi puri, in genere un po’ incrociati per lo meno, di certo un po’ contaminati, si fa per dire nel loro spirito europeo intendo.
E qui si tratta, come si fa nel mondo arabo, partendo da lontano, rimescolando le carte, allontanandosi e ritornando, confabulando con quello e con quel altro, che a volte ti prende e ti porta da un’altra parte, dove magari trovi quello che ti serve…
E dopo lunghe trattative, ripensamenti, battute si conclude e quindi ci si organizza per ripartire, e quasi naturalmente, a piedi ci si allontana da questi quartieri, attraversandoli al proprio interno, ti viene di soffermarti sui particolari che prima magari avevi visto, ma a cui non avevi dato peso … e tutto, un po’ anche per stanchezza, ti appare ancor più degradato e sporco, ma anche più vitale e reale, in continuo fermento…
Si deve ripartire, ma un po’ perchè nell’affare abbiamo finito quasi tutti i soldi, un po’ perché abbiamo deciso di adottare un regime di rigorosa austerità , essendo venuti non per vacanza, decidiamo di aspettare il pullman delle 4,30 di mattina che ci riporta all’aeroporto, senza prendere un altro alloggio per la notte, senza prendere taxi , e quindi ipotizziamo di restare fino a quel ora all’interno della stazione centrale dei treni , da cui lì vicino partirà all’indomani mattina il nostro pullman.
Ci informiamo, ci dicono però che la stazione si chiude del tutto tra le 2 e le 4 della mattina, e poi ci accorgiamo perchè ci cacciano fuori da delle stanze più accoglienti, che invece queste si chiudono già alle 9,30…
Siamo di fatto dei barboni anche noi, anche se occasionali, anche se solo per una notte, ci muoviamo con loro, e seguendo loro ricerchiamo i punti più caldi e più protetti; intanto passano 2 guardie, ci dicono in realtà che possiamo rimanere anche dopo le 2, ma che ci ristringeranno solo in una stanza più piccola chiudendo le entrate esterne; poi riconoscendoci non come barboni, ci dicono di stare attenti nel frattempo, perché è alto il rischio di furti… e di aggressioni... e ripartono nella loro perlustrazione..
Intorno a noi vari barboni …ognuno discretamente nel suo angolo… apparentemente scollegato dal mondo e dalla società… che come vuole e come può cerca di tirare avanti… silenzioso e quasi trasparente …se non fosse per qualche rantolo ...che per un momento lo riporta in contatto …con il mondo… con il suo mondo però …con il mondo dei barboni che lo circondano …che spesso nemmeno conosce …che nemmeno vuole conoscere… vicino a se solo una bottiglia di Whisky o di birra …come unica e fedele compagna di vita… indosso pochi stracci …di lato qualche busta di plastica …forse nemmeno biodegradabile… o forse sì….
All’angolo, mi colpisce una donna sulla sedia a rotelle… una barbona invalida ...o una invalida barbona circondata da 2 signori ...sembrano essere i genitori... o forse no …perchè forse le parentele nel mondo dei barboni non esistono più… loro tre però per lo meno stanno insieme…vivono da barboni …ma all’interna di una loro società… microsocietà …si sostengono ..si aiutano e aiutano a loro modo ..la persona con disagio.. un pò come quello che avviene nelle comunità civili… come nella comunità economica europea… la cui sede è Bruxelles; mi sono perso …ma non è questa Bruxelle????
Forse no, questa è un’altra Bruxelle; che stupido… sicuramente la donna che sta sulla sedia a rotelle, non è comunitaria, forse è russa o dell’est, e quindi non ha diritto ad assistenze comunitarie..
Forse l’ha scelto lei …di fare la barbona ..e quindi ora che vuole??? Che si lamenta???
In realtà però non si lamenta, sono io che sto pensando troppo… basta mi corico nella mia panchina ..sopra il mio zaino per cuscino …vicino al mio compagno… a protezione delle nostre cose… dai loschi individui che vogliano importunarci… e provo a dormire…
…dopo un po’ di soprassalto, sopraggiungono due strani individui, un ragazzo di colore e un bianco più grande e più grosso, cercano di portarci via una busta di plastica in cui avevamo un succo e del pane, io d’istinto lo ritraggo a me, loro iniziano a parlare in francese e in inglese (sanno più lingue di me!) ci fanno vedere la pancia …dicono che è rovinata perchè gli danno solo cibo marcio… vogliono il nostro pane …credono che sia farcito di qualcosa.. io non capisco ..non gli diamo niente …e quindi si allontanano…
Ancora un po’ scossi ci riassettiamo… e dopo un po’ quando riappaiono ..gli faccio segno di avvicinarsi e gli porgo il nostro pane… loro lo prendono… fanno notare delusi che non c’è niente dentro.. ma poi lo mangiano lo stesso…
…il mio compagno deve pisciare… e quindi ci allontaniamo alla ricerca del bagno… i due a cui abbiamo dato il pane ci salutano, ma i bagni sono chiusi… anche quello a pagamento non è accessibile… e andiamo fuori… dove ci sono altri derelitti e disperati coricati qua e là… e si capisce dall’odore che molti hanno avuto il nostro stesso problema… trovando la soluzione in questa zona…ormai diventato un pisciatoio…
Rientriamo sono quasi le 2 ormai… vedo altri gendarmi con un cane lupo al guinzaglio ..poco dietro …aspettiamo che ci raggiungono… non abbiamo niente da nascondere ..potremo chiedere dove ripararci…
…e invece ci chiedono se abbiamo il biglietto del treno …mentre il cane ringhia al mio compagno…forze e’ razzista …dice lui…ma noi abbiamo solo il biglietto del pullman.. e quindi ci sbattono fuori abbastanza bruscamente…con noi anche altri barboni…ci dicono che era sufficiente fare un piccolo biglietto del treno …e saremmo potuti rimanere dentro.. ma oramai eravamo fuori…e l’impressione era che di questo non erano molto dispiaciuti….
...siamo a Bruxelle …anche se sono le 2 di notte …troveremo qualche locale aperto…che ci accolga …nel tragitto il mio compagno di viaggio ha fame …vorrebbe quel pane, è critico con me ..ma io mi giustifico …”ma il pane non si nega a nessuno, avevi detto che non avevi fame”, poi nel primo locale aperto che troviamo ci infiliamo…è un locale marocchino …arredamento, musiche e frequentazioni arabe, ma ci fanno entrare… clienti solo uomini… ma serve una donna …senza velo con i piedi nudi… tutti bevono birra e fumano… per questo non mi sembrano fondamentalisti… e il mio amico mi dice che non sono neanche omosessuali.. e che le donne le hanno lasciate a casa… poco male …siamo lì per passare il tempo…poi consumiamo qualcosa ..paghiamo e ritorniamo verso la stazione….
Ma è troppo presto… c’è ancora da aspettare …non sono le 4… le porte sono ancora chiuse…insieme a noi…altri barboni aspettano di poter rientrare…ci si scalda come si può intorno a delle lampade …ma c’è una gran puzza di urina dappertutto…nauseabonda…intanto puliscono all’interno… dove girano quei 2 gendarmi che ci avevano detto che ci saremmo potuti fermare dentro e che ci avevano predetto che avrebbero tentato di rubarci qualcosa… ma di fuori no…non si pulisce mai …tanto poi questi ubriaconi ci ripiscerebbero subito… Quasi …quasi …mi viene voglia di pisciarci anch’io… ma proprio sulla porta nella speranza che qualche schizzo possa penetrare all’interno …varcando quella linea di confine ..che separa questa Bruxelle …da quella…e se non lo faccio …è solo per rispetto ..di questi miei compagni d’avventura …non certo per l’altra bruxelle

venerdì, novembre 03, 2006

Legno PERCHE'

Di e da Franco Paolinelli

IL GIOCO DELLE COSE DI LEGNO DEGLI ALBERI DI CITTA’

Cose piccole e cose grandi, sempre di legno;

Cose che servono a qualcosa o cose solo belle, ma sempre di legno;

Era albero, cioè sole, aria, acqua, carbonio e terra ed oggi è legno;

Quindi è bello.

Ha dentro, infatti, tutta l’energia assorbita ed il carbonio che ha tolto all’atmosfera;

Se ne farai cose belle, cui vorrai bene, continuerai ad avere con te quell’energia;

Se eviterai che bruci, non si trasformerà in anidride carbonica, la responsabile del gran caldo;

Il carbonio che l’albero ha tolto dall’atmosfera, che è diventato il suo legno, rimarrà li, nelle fibre del tuo oggetto;

Giocando, con succhielli, martelli, scalpelli, pennelli…., ti sarai divertito, avrai scoperto le tue abilità, ma avrai anche, un po’, protetto il clima;

Se non lo farai, quel pezzo di legno, prima o poi, tornerà ad essere aria, acqua, carbonio e terra;

Molto più prima con la combustione, molto più poi con il compostaggio, ma sempre più velocemente della tua cosa di legno;

E’ assolutamente naturale che accada, ma bruciamo già troppe cose, quindi è utile salvare quel pezzo di legno, farlo diventare la tua cosa bella;

Se era un pezzo di albero della città, tagliato per la sicurezza o per la sua salute, quasi sicuramente, sarebbe stato bruciato, o sarebbe finito in discarica, a marcire o seccare, quindi, piano piano, in un altro modo, a bruciare.

Non avrebbe avuto l’opportunità di diventare scultura, mobile, quadro, cornice…. o manico di scopa, ma solo costi e rifiuti;

Invece lo hai preso tu, ne farai una cosa bella, gli darai diritto di esistere, di rimanere tra di noi, con tutto il suo carbonio dentro ed avrai indirettamente ridotto il costo della conservazione del paesaggio.

Peraltro, chi ha ideato, sezionato, preparato i semilavorati di legno e ti aiuterà a completarli, ha lavorato. Ha trovato un nuovo mestiere, è stato remunerato e si è pure divertito.

Quindi fai la tua cosa di legno degli alberi di città e portala a casa, per conservarla e ricordare il suo messaggio: bruciare meno cose possibile è meglio.

sabato, ottobre 14, 2006

Tutte storie


29 settembre 2006

La protagonista non si chiama Anna, ma non ci interessa.
Siamo in una delle tante realtà sociali, forse in una di quelle a cui il sociale è stato imposto, o forse in una di quelle che ci è arrivata per caso…ma ci è arrivata…
La struttura al primo impatto è davvero brutta… al secondo è anche peggio perché ti accorgi che per coprire l’urto con il verde che ha attorno e per confonderla è stata ripitturata completamente di fucsia…quanti pitturerebbero un enorme stabile di fucsia con le rifiniture e gli infissi in verde brillante?!
All’ingresso, che per spezzare la troppa allegria è grigio, ci sono un gruppetto di ragazzi buttati sulle seggiole.
Con loro non c’è nessuno…a parte le sigarette che tutti muovono tra le dita.
Anna se ne sta sulla sedia con la sua sigaretta e aspetta, come tutti gli altri, aspetta che arrivi qualcuno che le dica cosa deve fare…perché qui si imparano le regole e il tempo è scandito solo dalle cose che si “devono” fare e tra l’una e l’altra non c’è che il fumo…
Mi colpisce perché è vestita completamente di nero. Indossa una maglietta da metallara con un’immensa croce grigia, con un Cristo con la testa china con i capelli lunghi che scendono in avanti.
Ai polsi ha due bracciali di pelle con delle enormi borchie di metallo, una cintura che sostiene dei jeans, neri, cadenti, con una grande fibbia a croce. Dalla cintura partono due catene, una a destra ed una a sinistra, che si agganciano alle tasche posteriori dei pantaloni.
Anche i suoi capelli sono colorati di nero. Un nero che alla luce del sole ha delle sfumature quasi viola.
Tutto questo scuro fa ancora più effetto su di lei perché la sua carnagione è bianca candida ed il contrasto è forte.
Insomma Anna è una dark. Una che se la vedi in giro con tutto il corredo di catene pensi che sia una “dura” convinta.
Poi iniziamo a lavorare con quattro piante di fiori e qualche piantina grassa sotto un’ombraia improvvisata perché, perché tanto può bastare…perché è bene che volino bassi.
Tenere i piedi per terra è il primo insegnamento, rispettare le regole il secondo, è per questo che qui si “deve”…
Eppure sotto l’ombraia non si fuma, non perché non si “deve”, ma per rispetto delle piante…e questo consiglio non c’è più bisogno di ripeterlo…
Anna dark si preoccupa che le piante abbiano acqua a sufficienza, che ci sia la luce giusta e che non soffrano. Anna, un look da Meryln Manson
[1] con dentro un’anima da….Orietta Berti….con una piantina tra le mani la “dura” ti rivela che adora fare l’uncinetto…Tutta nera passa con tenerezza le dita tra le foglie e le accarezza come fossero una persona. Davanti ad un pidocchio delle piante si impunta perché non venga schiacciato ma allontanato con delicatezza.
Le piante che preferisce sono quelle grasse piene di spine, ma di fronte ad un geranio rosso non resiste e lo compra. Le piante lei le porta via con sé, in camera, e paga per avere ciò che lei stessa ha seminato…
Le mette tutte in bella mostra sul suo terrazzo, le cura, ci parla e le offre in dono ai suoi quando, una volta al mese, vengono a trovarla…
…e non puoi non notare le sue piante. Guardando la casa, ed uso casa perché non mi viene un altro termine, ma di casa non ha nulla, guardando la casa a sinistra dell’ingresso c’è un terrazzo, fucsia logicamente, con due gerani rossi…se solo lo avessero saputo…chi dipingerebbe di fucsia che non si abbina con il rosso?!
…e magari un altro giorno vi dirò di Benedetta…Benedetta che ha scoperto che vuole fare la commessa in un negozio di fiori…
Anche lei compra i fiori che semina. Alla domanda quali piante preferisca lei dice tutte… ma di più l’edera, di tutti i tipi….”perché l’edera?”…”boh….perché è…verde”…”Benedè, tutte le piante sono verdi!”…ci pensa un attimo…”allora…allora perché l’edera si attacca alle cose”…
…. Benedetta aveva un compagno che ora se ne è andato. Benedetta aveva una bambina che non sta più con lei…
Ops, chiedo scusa, ancora questa mania di fare psicologia da quattro soldi…!!


Note: [1] Un rocker dark e tant’altro.

Disavventure silvisociali


APPUNTI PER COMPAGNI DI MASTER

Gli antefatti
La mia zia acquisita, duchessa, ex moglie di un mio zio materno ed i suoi tre figli possiedono una bellissima casa, con grande parco alberato a Certaldo, in Toscana e vi hanno avviato un’attività ricettiva mirata a giovani stranieri.

Mio padre, negli anni settanta quando io ancora ero a Firenze per gli studi, acquistò un podere in cima a Monte Morello (Sesto Fiorentino, Fi). Fuggì da Roma e vi si rifugiò, dopo aver fatto il minimo indispensabile per la vivibilità, con sua moglie ed i loro due figli, allora ancora piccoli, portandosi dietro idee di libertà, autosufficienza, produzioni di olio etc. etc..
A pochi km c’era la casa rurale di una sua cugina “artista”. Nell’ex frantoio di questo posto vivevo io, di pane rubato ai polli del fattore ed erbe commestibili (soprattutto rughetta), per non costare e chiedere il meno possibile.
La casa di Morello, tutta di pietra, accessibile solo da un tratturo venne vissuta con traffici inenarrabili di jeeps, motorini da cross, bombole del gas, tanta bruschetta e tanta rostinciana, con molti sacrifici e molti momenti felici. Venne comunque abbandonata, per stanchezza fisica e morale (la terra è bassa), dopo circa un decennio, partendo alla volta di più comodi lidi.
Nel corso dell’abbandono io, un po’ custode, un po’ portabandiera dell’utopia, un po’ matto di famiglia vi ho svolto laboratori, vacanze lavoro, raccolte dell’olio……, proponendo ai cittadini l’esperienza di campagna in cambio di aiuto e sostegno emotivo. Chi fosse il beneficiario del servizio sociale era difficile da dire.
Furono avventure bellissime, ma vincoli oggettivi e timori vari impedirono che il Podere Vara divenisse un agriturismo ed una fattoria didattica e sociale, quale poteva diventare nel mio immaginario degli anni 80. Tale peraltro rimane la sua unica destinazione utile oltre che di villa in collina.
Eroicamente, la moglie di mio padre ancora oggi lotta per la conservazione del bene, sempre nel disagio di jeeps, bombole e camini……, nel tentativo di arginare la natura che avanza impietosa.
Infatti pochi giorni al mese non bastano a frenare i rovi che mangiano i campi, i muri che crollano, le strade che si erodono……, in quest’azione distruttrice ottimamente sostenuti dal berciume locale, espresso nella terribile variante toscana.
Ormai un po’ stanca, ha fiducia in un solo collaboratore, da me procurato ed in quanto polacco di occhi azzurri dotato. Le fa da autista, muratore, decespugliatore, raccoglitore e spaccatore di legna….., ma in cambio ottiene giuste prebende e molto ascolto. Anche in questo caso stabilire chi sia il beneficiario del servizio sociale è difficile da dire.
I miei recenti tentativi di aiutarla proponendo altre presenze umane, con quel tipo di scambio di campagna contro emozione che avevo vissuto negli anni precedenti si sono rivelati ogni volta più fallimentari e sbagliati. Vissuti non come aiuti, ma come indesiderati disturbi e fattori di confusione, nel sacrario della memoria di suo marito.

In questo quadro veniamo ai nostri giorni

Mi contatta a Roma una giovane donna, psicologa ed amante della natura cercando attività e lavoro nel verde. Mi racconta di avere un compagno a Firenze, giardiniere interessato al Tree Climbing etc. etc.. Parallelamente si fa vivo un altro ragazzo, sempre da Firenze, per gli stessi motivi.
Ipotizzo uno scambio: corso di tree climbing in cambio di potature nel parco alberato di Certaldo, sento la zia che accetta. Organizzo e verifico, tutto fila.
Prendo la psicologa in un quartiere “bene” di Roma e parto, sabato alle 14, alla volta di Certaldo, nella speranza di vivere un ultimo weekend settembrino di quasi vacanza.


Alla stazione preleveremo il giardiniere fiorentino, per avviarci poi insieme in fattoria.
Tutto fila fino all’incontro: capelli e costume esplicitano senza possibilità di dubbio il suo progetto d’identità ed il suo rapporto con la società. In poche parole è un tipico esponente del disagio giovanile di cui ho parlato nella tesi del master. Si dichiara anarco-ambientalista e lo possiamo facilmente immaginare in un centro sociale od in una guerriglia antiglobale. E’ quindi, ai miei occhi, molto simpatico e gentile. Fa, in effetti, tenerezza e soprattutto sostiene le mie tesi sul disagio di identità. In molti infatti abbiamo cercato e cerchiamo ancora di esprimere con le forme esteriori del nostro comportamento, con il rifiuto dell’integrazione, sia la critica al “sistema”, sia la nostra stessa ricerca di dignità in alternativa al comportamento di massa, sia il fallimento dell’appartenenza al “grado” sociale che ci saremmo aspettati di ottenere nella vita.
Comprensibilmente lei, psicologa, lo adora.

Arriviamo a questo punto in villa e lì scopro che zia e cugini di primo e secondo grado del ramo “bene” di famiglia, con coniugi annessi, sono quasi tutti riuniti in zona e già partiti in super tiro, per un locale evento nobiliare.
Conseguenze: imbarazzo mio, che l’indomani avrei dovuto confrontare la mia attenzione sociale e la mia solidarietà con chi cerca un’identità, con i cugini “bene”, esponendo al loro ludibrio me ed il povero giardiniere cui avevo promesso invece tranquilli laboratori didattici nel verde.
Non chiamo la zia, immaginata in piacevoli conversari nobiliari e alle 19 circa fuggo alla volta di Monte Morello, dove, grazie al cielo ci sono la moglie di mio padre ed il lavoratore polacco a lottare contro la natura.
A Sesto Fiorentino riesco anche a fare un po’ di spesa, finalmente siamo ai piedi di Monte Morello, dove arriva il polacco con la jeep e ci porta su.
Accoglienza perplessa, ma comunque siamo a casa e gli ospiti sono nutriti.
Alle 23,30 la duchessa, di rientro dalla festa mi chiama per sapere che fine ho fatto, se fossi ancora al ristorante e si inalbera un po’ quando scopre che sono fuggito.
Il giorno dopo, a monte Morello riesco a far fare un po’ di laboratorio all’aspirante climber, che pota un mandorlo ed una robinia, comunque ci divertiamo.
Mi rendo conto però di disturbare, decido quindi di ripartire alla volta di Roma, avverto l’altro potenziale alunno di tree climbing del cambio di programma e mi avvio.
Gli ultimi saluti alla moglie di mio padre, che peraltro mi vuole sinceramente bene, sono un fiume di insulti: “Mai più gente così in casa mia, ma chi mi porti, io non faccio laboratori, quando ti decidi a crescere e la pianti con queste cose”, etc. etc.
Si era appena prima lamentata con me del calo di efficienza del polacco, normalmente toro, ma ultimamente provato da problemi privati. Alla mia battuta: tienitelo buono, che i giovani italiani sono per la gran parte provati dalla ricerca d’identità il fiume di insulti veniva ripreso.

Finalmente a Roma ho avuto anche la cazziata di Giuseppa, mia moglie, per quanto sono stupido etc. etc.
Risultato finale: svariati rapporti familiari da ricucire.

Insegnamenti per me, che finalmente dovrei riuscire ad acquisire:
a) Non imporre attività sociali a chi non ha interesse a farle.
b) Pianifica bene con tutte le carte in mano, senza rischiare sorprese.
c) Verifica tutto sette volte e riverifica anche l’ottava.
d) L’assistenza al disagio, nonché la multifunzionalità rurale sono difficili, possono apparire molto stupide e non pagano se non si ha una posizione riconosciuta per offrirle.
e) Gli accordi in tempo o natura sono di difficile valutazione e può facilmente capitare che le parti non si capiscano e percepiscano diversamente il valore de servizi scambiati.


Valutazioni generali:
a) Quello che ho chiamato disagio di identità è un problema diffuso e serio, tanto più grave quanto sommerso, non evidente come un handicap conclamato.
b) Al margine del benessere borghese, nelle fasce del vorrei ma non posso, del salto di classe non riuscito si annida una confusione di modelli ed aspettative che diventa facilmente rifiuto della società.
c) La ricerca di identità è proporzionale al distacco, più mi concio, con tatuaggi, infibulazioni, strappi….., più sono. Rifiuto, ma sono.
d) Questo disagio, come tutti gli altri, di quale sia il livello, fa a molti paura, ad alcuni addirittura schifo.
e) Fra non molto ci renderemo conto che la pressione delle aspettative consumistiche, ha estremizzato il comportamento della gran parte dei cittadini. C’è chi esalta il proprio conformismo ai modelli, che chi ne esalta il rifiuto, in ambedue i casi non c’è serenità, non c’è pace nell’identità. In questo quadro, gli immigranti dal secondo e terzo mondo, ladri e violentatori inclusi, sono, per ora, più sani.

Franco Paolinelli 9-2006