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lunedì, settembre 13, 2010

Il sangue verde

Il sangue verde
Un film di Andrea Segre

"La voce dei braccianti africani che hanno manifestato a Rosarno contro lo sfruttamento e la discriminazione.
7 volti, 7 storie e un'unica dignità."

Ecco il trailer.

venerdì, settembre 11, 2009

Notte Bianca al IX Municipio di Roma

Anche quest'anno su iniziativa di alcuni Municipi di Roma si terrà la Notte Bianca.

In occasione della Notte Bianca del IX municipio "Diritti di libertà: una festa per accendere una luce sui diritti umani e civili" invitiamo tutti i nostri amici a venirci a trovare sabato 12 settembre dalle ore 20:30 all'alba, lungo Via del Mandrione e in Via Casilina Vecchia.

Il Lombrico Sociale animerà un gazebo, che con grande piacere ed onore, condividerà con l'associazione Medici Senza Frontiere. Presso il gazebo proietteremo foto e video, sarà possibile consultare e ritirare materiale informativo e (soprattutto …) potremo incontrarci e chiacchierare.
Il gazebo si troverà su Via Casilina Vecchia (vicino al civico 81, non distante dal Circolo degli Artisti).

In occasione della Notte Bianca si terrà un incontro aperto sul tema “La condizione dei lavoratori stranieri: impiego degli immigrati in agricoltura e riflessioni sul nuovo pacchetto sicurezza”, di cui alleghiamo in basso il programma.

domenica, marzo 29, 2009

Inchiesta sul Lavoro Sociale

La crisi economica che stiamo attraversando scarica la drammaticità dei suoi effetti sulle fasce più deboli della popolazione, aumentandone i bisogni sociali, vecchi e nuovi.

In un contesto del genere il sistema di protezione e di benessere sociale, compresi i servizi, viene smantellato dal governo nazionale attraverso tagli pesanti alle regioni, agli enti locali e alle politiche sociali. Nella manovra finanziaria triennale del Governo i tagli ai fondi destinati alle politiche sociali ammontano ad oltre 3,5 miliardi di euro. In particolare, se sommiamo i tagli già apportati nel 2008 con quelli del triennio 2009-2011 (tabella C della legge finanziaria), il fondo nazionale per le politiche sociali subisce un taglio di circa 2 miliardi rispetto al 2007 (-300 nel 2008; -350 nel 2009; -630 nel 2010; -700 nel 2011); il fondo per la famiglia di 318 milioni (-90 nel 2009; -90 nel 2010; -138 nel 2011); quello per le politiche giovanili di 190 milioni (-58 nel 2009; -56 nel 2010; -76 nel 2011); quello per le pari opportunità di 96 milioni di euro (-14 nel 2009; -41 nel 2010; -42 nel 2011); il fondo nazionale per l’inclusione dei migranti viene azzerato (stanziati 100 milioni di euro nel 2007). Inoltre, dal 2010 non viene previsto neanche 1 euro per il fondo nazionale sulla non autosufficienza, che oggi ammonta a 400 milioni di euro.

Un’irresponsabilità sociale che tende a soffocare la natura pubblica ed universalistica del welfare, spianando la strada ad un modello residuale e caritatevole, come dimostra anche l’iniziativa della Social Card.

In questo modo la già difficile situazione dei servizi alla persona e del lavoro sociale rischia di logorarsi definitivamente, di vedersi chiudere una stagione di sperimentazione sociale che, tra alti e bassi, ha provato a ridefinire i servizi stessi fuori da un’ottica assistenzialistica, concentrandosi più sull’inclusione e sull’uguaglianza delle persone.

Pensiamo sia necessaria un’azione unitaria contro questo tentativo di distruzione del lavoro e dei servizi sociali. Un’azione che trovi la sua efficacia in una proposta alternativa di welfare, basata sul rilancio dello stato sociale e dei diritti di cittadinanza come porta d’accesso al benessere individuale e collettivo.

In questo percorso la voce del lavoratore sociale risulta essenziale per capire e migliorare il sistema dei servizi. Il suo ruolo politico e sociale, quasi mai riconosciuto, deve poter emergere e contribuire alla costruzione di politiche di cambiamento in nome del connubio inscindibile tra qualità del lavoro e qualità dei servizi.

A tal fine abbiamo ritenuto utile lanciare un momento di inchiesta e mutuo ascolto sul lavoro sociale, rivolta tanto agli operatori che ai beneficiari dei servizi.

In molte regioni sono previsti gruppi di inchiesta territoriali, che fungeranno da luoghi di ricerca-azione, riflessione, elaborazione culturale ed iniziativa sociale.

Come primo, ma non unico, strumento del nostro percorso di inchiesta sociale proponiamo un questionario per gli operatori sociali.

Lo scopo è quello di dare visibilità al lavoro sociale, alle sue istanze, esperienze, sperimentazioni, difficoltà perché lo consideriamo uno dei pilastri centrali del sistema dei servizi sociali che dovrebbero garantire, fuori da logiche mercantili, condizioni di vita dignitose a tutte e a tutti.

Invitiamo quanti, operatori, associazioni, cooperative, beneficiari dei servizi, interessati alla nostra iniziativa a costruire gruppi di inchiesta nei territori, che, partendo da un ascolto della realtà sociale, si attrezzino per immaginarne la sua trasformazione.

Fonte e per saperne di più: http://www.inchiestalavorosociale.org/

domenica, gennaio 11, 2009

Tributo a Fabrizio De Andrè a blog unificati

L'11 gennaio 2009 la musica italiana ricorda il grande Fabrizio De Andrè a dieci anni dalla sua scomparsa. Tra le 22.40 e le 22.50, un centinaio di radio italiane trasmetteranno, in contemporanea con lo speciale “Che tempo che fa” di Raitre dal titolo “Fabrizio 2009, Amore che vieni amore che vai, la canzone scelta da Dori Ghezzi come simbolo di questo ricordo via etere.
L'idea è di rilanciare questa iniziativa anche sul web. Chiunque abbia un sito o un blog, quel giorno dedichi un post al grande Faber, pubblicando il video di "Amore che vieni, amore che vai".


Il Lombrico Sociale ha aderito all'iniziativa, questo il motivo di un post "musicale" sul nostro blog.
Pensavamo di limitarci a questo, difficile aggiungere altro, forse non necessario, è sufficiente il ricordo ed il pensiero di ciascuno di noi ed il ricordo collettivo in questa giornata. Ma poichè De Andrè ha cantato soprattutto storie di persone ai margini della società, storie di ultimi, di invisibili, ha dato loro voce (che voce....) attraverso la musica (e che musica...), il nostro post, attraverso il ricordo di Fabrizio De Andrè, è dedicato anche a chi, in questo momento storico, emarginato ed ultimo lo è forse più di tutti: gli stranieri provenienti dagli angoli più poveri del mondo.
A tutti loro, con la dolcezza con cui sono stati cantati da De Andrè, dolcezza di cui nel quotidiano - è provato - non siamo capaci, con un particolare pensiero a tutti coloro che sono utili all'economia agricola del nostro paese, ma non si vedono riconosciuto alcun diritto e sono spesso vittime di ricatti e violenze.
Il Lombrico Sociale discute, studia, visita e racconta di tutte quelle esperienze che coniugano agricoltura ed utilità sociale, nelle quali le risorse dell'azienda agricola sono impiegate non solo per la produzione di beni alimentari, ma anche per fornire servizi rivolti a migliorare la qualità della vita delle persone (con particolare riguardo alle fasce deboli della popolazione e/o a rischio di marginalizzazione) e della collettività, per creare occasioni di inserimento lavorativo e di aggregazione.
Poco più di due anni fa abbiamo pubblicato un post sull'inchiesta del giornalista Fabrizio Gatti "Io, schiavo in Puglia", da cui emergevano situazioni in cui invece l'agricoltura diventa il contesto in cui le fasce deboli sono sfruttate, usate - al di fuori di ogni regola - per far arricchire altri, generalmente già ricchi. Oggi, in questa occasione, ci e vi invitiamo ad informarci su quello che succede a Rosarno (RC), dove migliaia di immigrati, provenienti per lo più dall'Africa, arrivano nella Piana di Gioia Tauro in occasione della raccolta delle arance. Vi invitiamo a leggere delle condizioni di lavoro e di vita, dello sfruttamento, della violenza, dell'indifferenza generale (tanta), della solidarietà (poca, ma c'è anche quella, da parte di Medici senza frontiere ad esempio, come in altre zone di guerra, e di alcuni cittadini).
La webzine terrelibere.org altre forme di informazione sta seguendo da anni la vicenda, ha istituito l'Osservatorio invernale sulla raccolta della arance nella Piana di Gioia Tauro che pubblica aggiornamenti quotidiani.
Tratti dal sito, di seguito segnaliamo:

Rosarno, terra di confine
Per la legge sono invisibili e non hanno diritti. Sono utili all`economia agricola della Piana, ma sono vittime di rapine e violenze. Vivono in un un contesto estremo, con diverse amministrazioni sciolte per mafia in pochi chilometri, sindaci arrestati, fabbriche finanziate coi soldi dello Stato ed imprenditori spariti nel nulla. Una di queste è la famigerata "cartiera" dove centinaia di africani sopravvivono in condizioni disumane


Il reportage fotografico del Guardian (2006)

Una Stagione all'Inferno, rapporto sulle condizioni degli immigrati impiegati in agricoltura nelle regioni del Sud Italia (Medici senza frontiere, febbraio 2008)


«Ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere»
(Smisurata preghiera, da Anime Salve 1996)

venerdì, febbraio 29, 2008

Segnalazione

La Cooperativa Sociale Agricoltura Capodarco ricerca personale da inserire all'interno di un laboratorio sociale in floricoltura per persone con handicap mentale.
Si richiede esperienza in ambito sociale e agricolo.
Età massima: 30 anni.
Chi è interessato può inviare il proprio curriculum a segreteria@agricolturacapodarco.it; tel./fax 06/94549191.

giovedì, aprile 26, 2007

Una lettera

Nelle settimane scorse mi è capitato di avvicinarmi al lavoro di una cooperativa agricola calabrese, la cooperativa Valle del Bonamico, ed alle fasi di ideazione di alcune attività da realizzare nel campo agricolo che vedranno il coinvolgimento di ex detenuti e loro familiari.
Sabato 14 aprile, inoltre, ho partecipato ad un bel incontro fra le cooperative socie di un consorzio calabrese, il consorzio sociale Goel, di cui la stessa cooperativa è socia. Fra le altre cose è stata letta una lettera, scritta dagli stessi ex detenuti, allievi anche dei corsi di formazione del progetto
Equal Potamos, gestito dalla stessa cooperativa Valle del Bonamico. Ho chiesto a questi ragazzi di poter pubblicare la loro lettera su questo blog, perchè solleva una problematica reale ed importante, sia a livello locale in un territorio particolarmente complesso, ma anche a livello nazionale, quella del reinserimento (o forse meglio inserimento) di queste persone nel mondo del lavoro e più in generale - anche attraverso il lavoro - del reinserimento nella società una volta scontata la pena carceraria. ag


Nel salutare cordialmente, a nome di tutti gli ex detenuti, sua Eccellenza Mons. Giancarlo Maria Bregantini, mi piace sottolineare che nel progetto “Potamos” ci viene offerta una grande opportunità di reinserimento nel mondo del lavoro, grazie alla cooperativa “Valle del Bonamico”.
Tutti noi, crediamo nella opportunità di questo progetto, che ci vede impegnati e sollecitati ad intraprendere un nuovo percorso di vita, laddove, attraverso la realizzazione di nuove cooperative, possiamo realmente sentirci realizzati e integrati in un processo di reinserimento lavorativo, attraverso il quale ci realizziamo come persone. In particolare, intendiamo fare azienda in un settore trascurato o del tutto dimenticato e, per questo, quanto mai innovativo. In particolare, mi riferisco alla possibilità di realizzare più aziende, per la salvaguardia dall’estinzione orami certa, del maiale nero calabrese, dalla particolarità dei bargigli (in dialetto “Margare”), che pochi conoscono. Una particolarità tipica della Locride che si trova nel territorio di Pietra Kappa, habitat naturale di una razza particolarmente prolifera e superiore, in quanto a qualità, rispetto ad altre razze di suini neri presenti in altre zone della Calabria e dell’Italia più in generale.
Con la cooperativa “Valle del Bonamico” abbiamo realizzato una visita a Benevento presso un Istituto di selezione genetica, per vedere da vicino un allevamento di maiale nero Casertano. Si intende ora presentare la nostra idea progettuale alle istituzioni a noi vicine, ritenendo questa una importante opportunità per l’inserimento di noi ex detenuti nella società e nel mondo del lavoro, e per il territorio della Locride.
Malgrado il nostro entusiasmo e la nostra convinzione per ciò che ci viene prospettato, non ci illudiamo; infatti, la strada dell’integrazione è ancora lunga e va affrontata con coerenza e rigore. È auspicabile che sul piano sociale si realizzi l’incontro di costumi, tradizioni, culture e linguaggi i quali, intrecciandosi, si aprono al dialogo e al confronto per una convivenza pacifica e costruttiva, capace di favorire la reale integrazione di quelle categorie, come noi ex detenuti, che se ben guidati contribuiranno all’apprezzamento reciproco e a smussare le molte tensioni accumulate nel tempo. Saremo così, per la società tutta, non solo un problema da risolvere, talvolta in modo sbrigativo ed estremo, ma una reale opportunità di vera crescita e progresso integrale. A volte, ci sentiamo manipolare come burattini dall’opinione pubblica, che è creata da coloro che ci vogliono far ballare al loro ritmo. Se poi noi ci confrontiamo con le parole del Vangelo: “Ero forestiero e tu mi hai accolto”, suscita in noi un profondo e serio interrogativo: la strada che stiamo percorrendo ci porterà al completo riscatto della nostra vita?
Per questo come ex detenuti facciamo un accorato appello a tutte le Istituzioni, in particolare a quelle preposte alla soluzione positiva delle nostre sane aspettative. Mentre esprimiamo la nostra gratitudine alla Chiesa, nella persona di sua Eccellenza, al presidente della cooperativa “Valle del Bonamico”, alle Associazioni di volontariato, dall’altra esprimiamo il nostro dispiacere per tutte quelle realtà istituzionali e sociali che mostrano chiaramente di non credere in noi, attraverso un ostruzionismo culturale, fondato su luoghi comuni. È un modo inaccettabile, di pensare e di agire perché in forza della nostra natura sociale siamo, in qualche modo, un corpo unico e il male come il bene di uno si ripercuote negli altri. La persona non può mai dire “non è affar mio”, ognuno è responsabile di tutti. L’esigenza del rispetto del diritto è dovere per tutti, perciò ci limitiamo a richiamare alcuni punti essenziali, nell’intento di offrire un nostro contributo alla riflessione seria che riteniamo necessaria su questa questione assai complessa e difficile a risolversi positivamente per tutti, ma che in ogni caso non può essere ignorata.
A tutte le realtà istituzionali e sociali diciamo con forza: non spegnete la nostra speranza! Non affievolite il nostro entusiasmo! Credete in noi, perché noi crediamo in voi.
Gli ex detenuti del progetto “Potamos”

mercoledì, gennaio 31, 2007

Incontro su: agricoltura, lavoro e responsabilità sociale

RespEt – Centro per l’impresa etica e responsabile (www.respet.org), ha organizzato per mercoledì 7 febbraio il secondo incontro sulla responsabilità sociale d'impresa nel settore agricolo.
In particolare, sarà trattato l'aspetto del rapporto con i lavoratori.
Di seguito il programma scaricabile, insieme ad ulteriori informazioni sull'argomento, dalla pagina web: http://www.respet.org/modules.php?name=News&file=article&sid=58
IL LAVORO IN AGRICOLTURA
Dall'illegalità alla responsabilità sociale
Roma, 7 Febbraio 2007
h. 9.30 : 13.30
Casa del Municipio XI
Urban Center Roma Via Niccolò Odero, 13
PROGRAMMA
Benvenuto
Andrea Catarci - Presidente Municipio Roma XI
Introduzione
Dante Pomponi - Assessore alle Politiche per le Periferie, lo Sviluppo Locale, il Lavoro del Comune di Roma
La responsabilità sociale in agricoltura
Gaetano Paparella - RespEt / ICEA
Lavoro in agricoltura: il quadro d’insieme
Elena Battaglini - Università “La Sapienza”
Immigrazione in agricoltura
Franco Pittau - Caritas Italiana
Agricoltura e legalità
Don Luigi Ciotti - Libera Terra
Il ruolo della GDO per una agricoltura responsabile
Franco Ciappelli - Coop Italia
Interventi e dibattito

mercoledì, settembre 27, 2006

Io, schiavo in Puglia

di a.g., s.p.

Si tratta del resoconto di un reporter che si è mischiato per una settimana ai raccoglitori di pomodori in Puglia. Scriviamo questo post per invitare a leggere l’inchiesta chi non l’avesse ancora fatto.

Senza dubbio l’articolo non può lasciare indifferenti. I tempi dei caporali non sono tramontati, ... è un bello schiaffo sapere che a due passi da casa c'è un'agricoltura che col nostro sociale ha ben poco a che spartire.... Ma non è solo Puglia e non è solo agricoltura. A chi capita di passare lungo le principali strade consolari, in uscita da Roma, al mattino molto presto, sarà anche capitato di vedere centinaia di persone (braccianti, operai, ecc.) che aspettano il caporale di turno perchè questo li porti nei campi o nei cantieri. Immaginiamo, in situazioni simili a quelle descritte e subite dal reporter Gatti nel foggiano. Ma non è tanto la diffusione del caporalato che ci sorprende, nè quanto descrive Gatti nel suo articolo. Già di per sè non è normale che questo, che non è un fatto episodico ma riguarda migliaia di persone, esista in un paese che si definisce civile, ma è normale che la cosa sia caduta quasi nel vuoto? poi la cosa...si tratta di reati. Su quanti giornali ne abbiamo letto notizia? Nei TG quanto spazio è stato dato?
Ci piacerebbe sapere se e quanti controlli sono scattati di conseguenza. E naturalmente se i responsabili sono stati individuati.

La notizia dello sfruttamento della manodopera straniera nei campi nazionali ci sembra sia stata lasciata cadere in un lampo dai media di larga diffusione, l'abbiamo trovata su un sito che si occupa di agricoltura biologica. Questo fa riflettere: possibile che l'unica agricoltura a ricordarsi dell'etica e dei diritti umani sia quella biologica? Possibile che il caporalato, la cattiveria e la disumanità siano da considerarsi alla stregua di diserbanti e fitofarmaci, ovvero siano permessi nell'agricoltura convenzionale? Sappiamo che non è così, ma che facciamo noi che parliamo di etica dell'agricoltura, di agricoltura sociale? Siamo convenzionali o biologici?…
La notizia l’abbiamo anche ritrovata su altri siti, ma per lo più piccoli siti o siti “sensibili” alla tematica, ong, associazioni di volontariato, il sito di un progetto che si occupa di promozione dei diritti di cittadinanza, un altro di emigrazione, diversi siti che si occupano di informazione indipendente, informazione consapevole.

Abbiamo ritenuto utile (forse più alla nostra coscienza che nella realtà) far riferimento a questa inchiesta su questo sito. Per le tematiche che diciamo di voler discutere, relative all’agricoltura sociale, crediamo non si possa non far riferimento a questa notizia, cercando anche di approfondirla, chiederne ragione ad un pò di gente e fare in modo che non venga dimenticata nel giro di qualche settimana.
Crediamo sia anche un dovere morale, quello di comunicare, a chi passa anche accidentalmente da un sito del genere, che l’etica riguarda tutti, perché a volte siamo portati a pensare che di etica ne abbiano bisogno solo i disabili o gli anziani, non è immediato il nesso fra l’economia, la vita politica, la vita “ordinaria” e l’etica. Molti non sanno nemmeno che per raccogliere i pomodori serve chinarsi e faticare, figurarsi se immaginano che nel 2006 esiste ancora il caporalato e che può avere un senso parlare di etica anche in agricoltura.
Non vogliamo fare denunce infuocate, ma solo informare che esiste anche (o meglio, ancora) questo nei nostri campi, nei nostri cantieri e non così lontano da noi.

Un paio di giorni fa ad un incontro sull’economia sociale tenutosi a Roma, un sacerdote – ebbene sì, un sacerdote - ha detto che in troppi luoghi e troppe volte lo sfruttamento viene camuffato da solidarietà e che in troppi luoghi e troppe volte le fasce deboli vengono usate in fondo solo per far arricchire altri, generalmente già ricchi.
Come dire che il lavoro può rendere liberi o può rendere schiavi, in Puglia come in tanti altri luoghi.

Per leggere il resoconto di Fabrizio Gatti:
http://espresso.repubblica.it/