Visualizzazione post con etichetta Calabria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Calabria. Mostra tutti i post

domenica, luglio 12, 2009

Trasformare i luoghi di marginalità in luoghi di speranza

Segnaliamo un interessantissimo ciclo di convegni, iniziato il 10 luglio e che si concluderà ad ottobre. Gli organizzatori sono degli educatori competenti ed appassionati. Per scaricare la brochure con il programma clicca qui.

domenica, gennaio 11, 2009

Tributo a Fabrizio De Andrè a blog unificati

L'11 gennaio 2009 la musica italiana ricorda il grande Fabrizio De Andrè a dieci anni dalla sua scomparsa. Tra le 22.40 e le 22.50, un centinaio di radio italiane trasmetteranno, in contemporanea con lo speciale “Che tempo che fa” di Raitre dal titolo “Fabrizio 2009, Amore che vieni amore che vai, la canzone scelta da Dori Ghezzi come simbolo di questo ricordo via etere.
L'idea è di rilanciare questa iniziativa anche sul web. Chiunque abbia un sito o un blog, quel giorno dedichi un post al grande Faber, pubblicando il video di "Amore che vieni, amore che vai".


Il Lombrico Sociale ha aderito all'iniziativa, questo il motivo di un post "musicale" sul nostro blog.
Pensavamo di limitarci a questo, difficile aggiungere altro, forse non necessario, è sufficiente il ricordo ed il pensiero di ciascuno di noi ed il ricordo collettivo in questa giornata. Ma poichè De Andrè ha cantato soprattutto storie di persone ai margini della società, storie di ultimi, di invisibili, ha dato loro voce (che voce....) attraverso la musica (e che musica...), il nostro post, attraverso il ricordo di Fabrizio De Andrè, è dedicato anche a chi, in questo momento storico, emarginato ed ultimo lo è forse più di tutti: gli stranieri provenienti dagli angoli più poveri del mondo.
A tutti loro, con la dolcezza con cui sono stati cantati da De Andrè, dolcezza di cui nel quotidiano - è provato - non siamo capaci, con un particolare pensiero a tutti coloro che sono utili all'economia agricola del nostro paese, ma non si vedono riconosciuto alcun diritto e sono spesso vittime di ricatti e violenze.
Il Lombrico Sociale discute, studia, visita e racconta di tutte quelle esperienze che coniugano agricoltura ed utilità sociale, nelle quali le risorse dell'azienda agricola sono impiegate non solo per la produzione di beni alimentari, ma anche per fornire servizi rivolti a migliorare la qualità della vita delle persone (con particolare riguardo alle fasce deboli della popolazione e/o a rischio di marginalizzazione) e della collettività, per creare occasioni di inserimento lavorativo e di aggregazione.
Poco più di due anni fa abbiamo pubblicato un post sull'inchiesta del giornalista Fabrizio Gatti "Io, schiavo in Puglia", da cui emergevano situazioni in cui invece l'agricoltura diventa il contesto in cui le fasce deboli sono sfruttate, usate - al di fuori di ogni regola - per far arricchire altri, generalmente già ricchi. Oggi, in questa occasione, ci e vi invitiamo ad informarci su quello che succede a Rosarno (RC), dove migliaia di immigrati, provenienti per lo più dall'Africa, arrivano nella Piana di Gioia Tauro in occasione della raccolta delle arance. Vi invitiamo a leggere delle condizioni di lavoro e di vita, dello sfruttamento, della violenza, dell'indifferenza generale (tanta), della solidarietà (poca, ma c'è anche quella, da parte di Medici senza frontiere ad esempio, come in altre zone di guerra, e di alcuni cittadini).
La webzine terrelibere.org altre forme di informazione sta seguendo da anni la vicenda, ha istituito l'Osservatorio invernale sulla raccolta della arance nella Piana di Gioia Tauro che pubblica aggiornamenti quotidiani.
Tratti dal sito, di seguito segnaliamo:

Rosarno, terra di confine
Per la legge sono invisibili e non hanno diritti. Sono utili all`economia agricola della Piana, ma sono vittime di rapine e violenze. Vivono in un un contesto estremo, con diverse amministrazioni sciolte per mafia in pochi chilometri, sindaci arrestati, fabbriche finanziate coi soldi dello Stato ed imprenditori spariti nel nulla. Una di queste è la famigerata "cartiera" dove centinaia di africani sopravvivono in condizioni disumane


Il reportage fotografico del Guardian (2006)

Una Stagione all'Inferno, rapporto sulle condizioni degli immigrati impiegati in agricoltura nelle regioni del Sud Italia (Medici senza frontiere, febbraio 2008)


«Ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere»
(Smisurata preghiera, da Anime Salve 1996)

lunedì, dicembre 24, 2007

Unomattina solidarietà - Fà la cosa giusta

Ricevo e, qui di seguito, riporto il comunicato stampa della RAI sulla trasmissione di UNOMATTINA di domani 25 dicembre. Il servizio andrà in onda domani alle 9,08 circa.

* * * * *
COMUNICATO STAMPA UNOMATTINA SOLIDARIETÀ: "FA LA COSA GIUSTA"

Il giorno di Natale tra i ragazzi della Locride. Dopo il trasferimento di Monsignor Bregantini, animatore e creatore di Goel, il consorzio di cooperative sociali che ha creato una rete contro la 'ndrangheta, i ragazzi si sentono a rischio e hanno paura di un "destino" che li possa isolare. "Fà la cosa giusta" raccoglie e rilancia l'appello del presidente del Consorzio Sociale Goel Vincenzo Linarello (http://www.consorziosociale.coop/) a non essere lasciati soli dalle istituzioni e dalla società civile. Si uniscono all'appello Monsignor Domenico Tarcisio Cortese, Don Ennio Stamile della Caritas Calabria e Tano Grasso.
In questi 13 anni i ragazzi sono diventati centinaia e numerose le loro attività: dall'inserimento sociale di minori a rischio al recupero di un ex carcere trasformato in albergo, dalle botteghe al turismo solidale.
Tra i regali sotto l'albero le creazioni di stoffa della cooperativa "Primo Sole" realizzati da persone con disagio mentale di Roma e Provincia. La cooperativa "Primo Sole" è stata segnalata tra le eccellenze italiane del Terzo Settore dall'Agenzia per lo Sviluppo del Non Profit. Grafici e artisti danno il loro contributo creativo a queste produzioni che si trovano nei mercatini rionali, on line, ma anche nei posti di alto design di tendenza a Roma e Pisa e nel prossimo futuro a Parigi e New York.
Come proposta per le tavola delle feste il panettone prodotto dai "detenuti pasticceri" del carcere Due Palazzi di Padova, indicato da Slow Food tra i migliori d'Italia. Il call center per i malati gravi è un'altra attività dei detenuti del "Due Palazzi " di Padova, una " front line" di chi è vicino a chi soffre.

Il 25 dicembre alle ore 9,08 Unomattina "Fà la cosa giusta" in studio con Giovanna Rossiello.

* * * * *

<<< Guarda la puntata del 25 dicembre >>>

SOTTOSCRIVI l'Appello per la Locride e la Calabria all'indirizzo:
www.consorziosociale.coop/alleanza_per_la_locride

giovedì, aprile 26, 2007

Una lettera

Nelle settimane scorse mi è capitato di avvicinarmi al lavoro di una cooperativa agricola calabrese, la cooperativa Valle del Bonamico, ed alle fasi di ideazione di alcune attività da realizzare nel campo agricolo che vedranno il coinvolgimento di ex detenuti e loro familiari.
Sabato 14 aprile, inoltre, ho partecipato ad un bel incontro fra le cooperative socie di un consorzio calabrese, il consorzio sociale Goel, di cui la stessa cooperativa è socia. Fra le altre cose è stata letta una lettera, scritta dagli stessi ex detenuti, allievi anche dei corsi di formazione del progetto
Equal Potamos, gestito dalla stessa cooperativa Valle del Bonamico. Ho chiesto a questi ragazzi di poter pubblicare la loro lettera su questo blog, perchè solleva una problematica reale ed importante, sia a livello locale in un territorio particolarmente complesso, ma anche a livello nazionale, quella del reinserimento (o forse meglio inserimento) di queste persone nel mondo del lavoro e più in generale - anche attraverso il lavoro - del reinserimento nella società una volta scontata la pena carceraria. ag


Nel salutare cordialmente, a nome di tutti gli ex detenuti, sua Eccellenza Mons. Giancarlo Maria Bregantini, mi piace sottolineare che nel progetto “Potamos” ci viene offerta una grande opportunità di reinserimento nel mondo del lavoro, grazie alla cooperativa “Valle del Bonamico”.
Tutti noi, crediamo nella opportunità di questo progetto, che ci vede impegnati e sollecitati ad intraprendere un nuovo percorso di vita, laddove, attraverso la realizzazione di nuove cooperative, possiamo realmente sentirci realizzati e integrati in un processo di reinserimento lavorativo, attraverso il quale ci realizziamo come persone. In particolare, intendiamo fare azienda in un settore trascurato o del tutto dimenticato e, per questo, quanto mai innovativo. In particolare, mi riferisco alla possibilità di realizzare più aziende, per la salvaguardia dall’estinzione orami certa, del maiale nero calabrese, dalla particolarità dei bargigli (in dialetto “Margare”), che pochi conoscono. Una particolarità tipica della Locride che si trova nel territorio di Pietra Kappa, habitat naturale di una razza particolarmente prolifera e superiore, in quanto a qualità, rispetto ad altre razze di suini neri presenti in altre zone della Calabria e dell’Italia più in generale.
Con la cooperativa “Valle del Bonamico” abbiamo realizzato una visita a Benevento presso un Istituto di selezione genetica, per vedere da vicino un allevamento di maiale nero Casertano. Si intende ora presentare la nostra idea progettuale alle istituzioni a noi vicine, ritenendo questa una importante opportunità per l’inserimento di noi ex detenuti nella società e nel mondo del lavoro, e per il territorio della Locride.
Malgrado il nostro entusiasmo e la nostra convinzione per ciò che ci viene prospettato, non ci illudiamo; infatti, la strada dell’integrazione è ancora lunga e va affrontata con coerenza e rigore. È auspicabile che sul piano sociale si realizzi l’incontro di costumi, tradizioni, culture e linguaggi i quali, intrecciandosi, si aprono al dialogo e al confronto per una convivenza pacifica e costruttiva, capace di favorire la reale integrazione di quelle categorie, come noi ex detenuti, che se ben guidati contribuiranno all’apprezzamento reciproco e a smussare le molte tensioni accumulate nel tempo. Saremo così, per la società tutta, non solo un problema da risolvere, talvolta in modo sbrigativo ed estremo, ma una reale opportunità di vera crescita e progresso integrale. A volte, ci sentiamo manipolare come burattini dall’opinione pubblica, che è creata da coloro che ci vogliono far ballare al loro ritmo. Se poi noi ci confrontiamo con le parole del Vangelo: “Ero forestiero e tu mi hai accolto”, suscita in noi un profondo e serio interrogativo: la strada che stiamo percorrendo ci porterà al completo riscatto della nostra vita?
Per questo come ex detenuti facciamo un accorato appello a tutte le Istituzioni, in particolare a quelle preposte alla soluzione positiva delle nostre sane aspettative. Mentre esprimiamo la nostra gratitudine alla Chiesa, nella persona di sua Eccellenza, al presidente della cooperativa “Valle del Bonamico”, alle Associazioni di volontariato, dall’altra esprimiamo il nostro dispiacere per tutte quelle realtà istituzionali e sociali che mostrano chiaramente di non credere in noi, attraverso un ostruzionismo culturale, fondato su luoghi comuni. È un modo inaccettabile, di pensare e di agire perché in forza della nostra natura sociale siamo, in qualche modo, un corpo unico e il male come il bene di uno si ripercuote negli altri. La persona non può mai dire “non è affar mio”, ognuno è responsabile di tutti. L’esigenza del rispetto del diritto è dovere per tutti, perciò ci limitiamo a richiamare alcuni punti essenziali, nell’intento di offrire un nostro contributo alla riflessione seria che riteniamo necessaria su questa questione assai complessa e difficile a risolversi positivamente per tutti, ma che in ogni caso non può essere ignorata.
A tutte le realtà istituzionali e sociali diciamo con forza: non spegnete la nostra speranza! Non affievolite il nostro entusiasmo! Credete in noi, perché noi crediamo in voi.
Gli ex detenuti del progetto “Potamos”

giovedì, febbraio 08, 2007

Agricoltura sociale: dalla teoria alla pratica

Giovedì 15 febbraio 2007, alle ore 16, si svolgerà a Crotone il Convegno su Agricoltura sociale: dalla teoria alla pratica organizzato dal Gal Kroton e dall'Associazione Rural Social Service su "Agricoltura sociale: dalla teoria alla pratica".

Dopo i saluti di Natale Carvello, Presidente del Gal Kroton e di Franco Barretta, Presidente della Camera di Commercio, introdurrà i lavori Martino Barretta, Presidente dell'Associazione Rural Social Service.

Seguiranno gli interventi di Franco Ritrovato, Coop. Meristema, Maria Teresa Falda, Presidente del "Co.Pa.It", Pino De Lucia, Presidente Coop. Agorà Kroton, Santo Vazzano, Presidente Coop. "Orizzonti Nuovi", Nicoletta Scutifero, Presidente Coop. "Una vita per gli altri", Nicola Belcastro, Assessore al Lavoro Provincia di Crotone, Antonio Adamo, Assessore alle Politiche Sociali Comune di Crotone, Thomas Shael, Direttore generale ASL n. 5.

Le conclusioni saranno svolte da Alfonso Pascale, Presidente dell'Associazione "Rete Fattorie Sociali".

lunedì, febbraio 05, 2007

La cooperativa sociale Valle del Marro - Libera Terra su the Economist

Business in southern Italy
Taking on the mob
Feb 1st 2007 GIOIA TAURO
From The Economist print edition

A farming co-operative defies the Calabrian Mafia

DECEMBER 20th was a normal working day in the large container-port at Gioia Tauro in Calabria. It was also a normal working day for the 'ndrangheta, the Mafia that rules the region. Mafiosi broke into the workshop of the Cooperativa Valle del Marro, about five miles inland, stole equipment and damaged machinery. Established two years ago by a group of young people, the co-operative is the first firm in Calabria to seek to establish a legitimate business using assets that were once owned by the Mafia. The cause of the break-in was the co-op's audacity to farm land that, until its confiscation by the courts, had belonged to the Piromalli family, the most powerful around Gioia Tauro.

The co-op's members pulled out citrus trees from long-neglected orchards, prepared the land to plant crops and last spring harvested their first chilli peppers and aubergines for bottling in extra-virgin olive oil obtained from olive groves, also confiscated from mafiosi, ten miles away in Oppido Mamertina. A left-leaning co-operative group helped with a grant of €50,000 ($65,000), Tuscan organisations donated machinery and members put in cash. Even so, finance is a problem. Monthly pay is about €1,000 and several of the co-op's members work unpaid.

Banks are reluctant to lend money, since the land belongs to the state and the co-op lacks assets to pledge in guarantee. Despite these difficulties, and the authorities' lukewarm support, the co-op successfully launched its first products last July, emphasising their anti-Mafia credentials. The break-in at Gioia Tauro, which was accompanied by sabotage at Oppido Mamertina, was a blow. “The risk of further attacks will increase after we have planted in April. Poisoning and uprooting are easy,” says Giacomo Zappia, the co-operative's chairman.

The co-op will soon be even more vulnerable, since it plans to double the cultivated area to 14 hectares and increase its productive olive groves to 43 hectares. Unlike the nearby container-port's high fences, with their barbed wire, armed guards and anti-intruder technology, the co-operative's boundaries are easily breached. More than others in Calabria, Mr Zappia's firm is in the front line.

giovedì, novembre 09, 2006

Lettera Aperta dalla Calabria alla Calabria

Di seguito pubblico una lettera scritta dal Dott. Piero Schirripa, Presidente della Cooperativa Valle del Bonamico e Vice Presidente del Consorzio Sociale Goel.
La Cooperativa Valle del Bonamico, come vi ho raccontato sempre abbastanza di fretta, conosciuta forse maggiormente come la “cooperativa dei lamponi”, è stata ultimamente spesso al centro dell’attenzione di stampa, televisioni, eventi enogastronomici, (...oltre le attenzioni particolari riservatele da - naturalmente - non si sa chi), come realtà in grado di coniugare capacità imprenditoriale e attenzione al sociale. Si tratta di una cooperativa di lavoro, che svolge attività agricole dal 1995 in provincia di RC, in un territorio a forte concentrazione mafiosa e con un altissimo tasso di disoccupazione. Il Presidente onorario è Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace.

Ora, al di là delle attività della cooperativa Valle del Bonamico (magari un’altra volta potremmo chiedere di pubblicare qui un breve racconto della loro esperienza), mi piace l’idea di condividere con voi e con chi passerà da queste parti il contenuto della lettera e soprattutto gli interrogativi finali e ricevere magari opinioni e idee anche da persone che vivono e operano fuori dalla Calabria, ma che possono offrire spunti, punti di vista e suggerimenti. ag


Caro Vincenzo e Pippo e Aldo e Franca…
Una e-mail alla Calabria degli Onesti.

Abbiamo detto (…mestamente) che nella Locride ed in Calabria non tutto è palude e che non c’è solo il brutto che i mass-media fanno vedere.
E’ vero: negli anni le cooperative si sono radicate ed hanno inciso nella vita dei paesi trasformando finanche il paesaggio agricolo; la chiesa ha conquistato sempre maggiore autorevolezza di denuncia e di proposta; alcuni sindaci stanno riuscendo a guidare le loro comunità verso una vivibilità ordinata; i bravissimi ragazzi di Locri e la gioventù tutta della Calabria hanno fatto balenare una luce nel tunnel del barbaro omicidio politico-mafioso di Franco Fortugno; infine la rete solidale di autodifesa di Comunità Libere ha connesso fra di loro tutte queste realtà e le altre della Calabria intera.
Però, a pelle, prevalgono lo sconforto e la paura.
Se non fosse così non sarebbe vera l’analisi che tutti noi facciamo e che ci accomuna: essere la presenza della mafia e dei poteri deviati così prevalente e pervasiva nel mondo della politica, nella società e nella vita economica della maggior parte dei nostri territori, da rendere eroico, fino al rischio del martirio, qualsiasi normale comportamento di affermazione dell’equità, dei diritti e delle regole. Alla fine tutti, o quasi, debbono chinar la testa rispetto alla rete dei notabili, espressione questa del potere deviato, della politica clientelare ed assistenziale, delle grandi famiglie, di un mondo ecclesiale accomodante, delle istituzioni colluse…e l’eletto/prescelto governa con plebiscitario consenso.
Questo ci siamo detti caro Vincenzo, caro Pippo, e Aldo, e Maria Paola, e Sergio, e Paolo, e Franca, e Teresa, e Tonino etc., rinviando ancora la discussione sull’ipotesi che la Calabria degli Onesti possa farsi proposta politica di impegno personale e collettivo.
In tutto questo processo decisionale tra noi ha interferito non poco la constatazione della scarsa reattività della società civile calabrese dopo il delitto Fortugno rispetto a quella che si è constatata in Sicilia dopo i delitti Falcone e Borsellino: scarsa reattività da noi ascritta ai fortissimi condizionamenti che agiscono in Calabria da parte di mafia e poteri deviati (in ultima analisi alla pura paura di pagare le conseguenze di una esposizione pubblica su ogni piano: dalla carriera, alla solitudine, alla stessa vita etc.).
Eppure il dado dovrà essere inesorabilmente tratto.
Ci guida l’amore, forse anche impaziente, per la Calabria: per le sue montagne verdi e il suo mare blu, per la sua acqua chiara e leggera ed il sole che fa rosseggiare i lamponi a Natale. I monumenti del suo passato greco, bizantino e normanno sono il giacimento da cui trarremo le risorse per tornare ad essere centro del mediterraneo, punto d’incontro, di dialogo e visita.
Ai nostri giovani è consegnato l’impegno alla cura ed alla valorizzazione delle risorse del nostro territorio: amare la Calabria ed il lavoro in Calabria. Paradossalmente il nostro passato con la magnificenza dei suoi siti monumentali ha quasi oscurato negli anni altri elementi che possiedono l’intrinseca qualità di essere risorsa: per esempio il felicissimo connubio climatico e pedologico e il rapporto mare-monti che ha determinato in Calabria la più grande biodiversità nel selvatico e nel domestico tra tutte le terre d’Europa. Occorre sicuramente unire – fuori e contro questi brutti partiti della nostra politica- associazioni, movimenti, cooperative, chiese, professioni, imprese, giornali, università contro i soprusi e le ingiustizie sociali. Ma non è solo l’ipoteca mafiosa il male della nostra terra: non c’è cultura d’impresa e di rischio d’impresa perché il lassismo e il clientelismo l’hanno troppo a lungo mortificate; non c’è know-how in ambito industriale, agricolo, turistico o commerciale, ridotta com’è l’economia ad ancella delle pubbliche prebende; debole l’associazionismo; iniquo il rapporto con le banche; del tutto inadeguate nella professionalità e nella imparzialità la burocrazia degli Enti.
Eppure abbiamo detto di restare, di osare il lavoro, di osare la speranza. Occorre coraggio per realizzare un futuro di speranza. Ne siano la guida i nostri sogni collettivi.
Solo questo progetto di bene comune sconfiggerà la mafia ed i poteri deviati. Solo il nostro consenso può dare alle forze dell’ordine ed alla magistratura la forza per infliggere duri colpi ai nemici della Calabria.
I valori della legalità, della giustizia sociale, della dignità e della centralità dell’individuo debbono diventare opera, impresa, lavoro nella libertà e nella solidarietà dell’amore.
Oggi le istituzioni sono sole e neglette oltre che deboli.
La gente le deride ed addirittura entra in conflitto con esse per l’affermazione di ogni diritto. Ogni certificato è un valico da superare con la raccomandazione. Ma anche le vittime eccellenti di delitti eccellenti per ottenere giustizia debbono protestare. Individui e comunità sono in continuo conflitto con le istituzioni.
Noi invece, la Calabria degli onesti, delle associazioni, delle cooperative, delle chiese, delle imprese sentiamo il consenso intorno a noi: grandissimo per i ragazzi e i giovani ed ugualmente grande per tutti quelli cui viene riconosciuto spirito di servizio e intransigente coerenza di lavoro e di opposizione al sistema delle mafie e dei poteri oscuri.
Può diventare tutto ciò un progetto etico a fondamento della politica?
Possiamo, partendo dal basso, conquistare i palazzi del potere popolandoli di gente pulita?
Su questo dobbiamo riflettere e su questo spendo il mio contributo, cari amici, se vogliamo vedere verità e giustizia in una terra non più devastata ma amata e “sposata” (se così si può dire) dai suoi stessi abitanti.

Locri addì 8 novembre 2006
Pietro Schirripa
presidente Cooperativa Valle del Bonamico
e vice presidente Consorzio Sociale Goel