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domenica, marzo 29, 2009

Inchiesta sul Lavoro Sociale

La crisi economica che stiamo attraversando scarica la drammaticità dei suoi effetti sulle fasce più deboli della popolazione, aumentandone i bisogni sociali, vecchi e nuovi.

In un contesto del genere il sistema di protezione e di benessere sociale, compresi i servizi, viene smantellato dal governo nazionale attraverso tagli pesanti alle regioni, agli enti locali e alle politiche sociali. Nella manovra finanziaria triennale del Governo i tagli ai fondi destinati alle politiche sociali ammontano ad oltre 3,5 miliardi di euro. In particolare, se sommiamo i tagli già apportati nel 2008 con quelli del triennio 2009-2011 (tabella C della legge finanziaria), il fondo nazionale per le politiche sociali subisce un taglio di circa 2 miliardi rispetto al 2007 (-300 nel 2008; -350 nel 2009; -630 nel 2010; -700 nel 2011); il fondo per la famiglia di 318 milioni (-90 nel 2009; -90 nel 2010; -138 nel 2011); quello per le politiche giovanili di 190 milioni (-58 nel 2009; -56 nel 2010; -76 nel 2011); quello per le pari opportunità di 96 milioni di euro (-14 nel 2009; -41 nel 2010; -42 nel 2011); il fondo nazionale per l’inclusione dei migranti viene azzerato (stanziati 100 milioni di euro nel 2007). Inoltre, dal 2010 non viene previsto neanche 1 euro per il fondo nazionale sulla non autosufficienza, che oggi ammonta a 400 milioni di euro.

Un’irresponsabilità sociale che tende a soffocare la natura pubblica ed universalistica del welfare, spianando la strada ad un modello residuale e caritatevole, come dimostra anche l’iniziativa della Social Card.

In questo modo la già difficile situazione dei servizi alla persona e del lavoro sociale rischia di logorarsi definitivamente, di vedersi chiudere una stagione di sperimentazione sociale che, tra alti e bassi, ha provato a ridefinire i servizi stessi fuori da un’ottica assistenzialistica, concentrandosi più sull’inclusione e sull’uguaglianza delle persone.

Pensiamo sia necessaria un’azione unitaria contro questo tentativo di distruzione del lavoro e dei servizi sociali. Un’azione che trovi la sua efficacia in una proposta alternativa di welfare, basata sul rilancio dello stato sociale e dei diritti di cittadinanza come porta d’accesso al benessere individuale e collettivo.

In questo percorso la voce del lavoratore sociale risulta essenziale per capire e migliorare il sistema dei servizi. Il suo ruolo politico e sociale, quasi mai riconosciuto, deve poter emergere e contribuire alla costruzione di politiche di cambiamento in nome del connubio inscindibile tra qualità del lavoro e qualità dei servizi.

A tal fine abbiamo ritenuto utile lanciare un momento di inchiesta e mutuo ascolto sul lavoro sociale, rivolta tanto agli operatori che ai beneficiari dei servizi.

In molte regioni sono previsti gruppi di inchiesta territoriali, che fungeranno da luoghi di ricerca-azione, riflessione, elaborazione culturale ed iniziativa sociale.

Come primo, ma non unico, strumento del nostro percorso di inchiesta sociale proponiamo un questionario per gli operatori sociali.

Lo scopo è quello di dare visibilità al lavoro sociale, alle sue istanze, esperienze, sperimentazioni, difficoltà perché lo consideriamo uno dei pilastri centrali del sistema dei servizi sociali che dovrebbero garantire, fuori da logiche mercantili, condizioni di vita dignitose a tutte e a tutti.

Invitiamo quanti, operatori, associazioni, cooperative, beneficiari dei servizi, interessati alla nostra iniziativa a costruire gruppi di inchiesta nei territori, che, partendo da un ascolto della realtà sociale, si attrezzino per immaginarne la sua trasformazione.

Fonte e per saperne di più: http://www.inchiestalavorosociale.org/

sabato, novembre 29, 2008

Si può fare

Da vicino nessuno è normale

Film molto bello, divertente, emozionante.
In fondo una dedica: a tutte le persone impegnate e che lavorano nelle cooperative sociali.

Il sito ufficiale del film
http://sipuofarefilm.it/

venerdì, febbraio 29, 2008

Segnalazione

La Cooperativa Sociale Agricoltura Capodarco ricerca personale da inserire all'interno di un laboratorio sociale in floricoltura per persone con handicap mentale.
Si richiede esperienza in ambito sociale e agricolo.
Età massima: 30 anni.
Chi è interessato può inviare il proprio curriculum a segreteria@agricolturacapodarco.it; tel./fax 06/94549191.

domenica, dicembre 30, 2007

Letture casuali festive. 1

Durante queste brevi ma rilassanti vacanze mi è capitato di sfogliare riviste di vario genere. Non si tratta di riviste "specialistiche" nè tanto meno "di settore": casualmente ho trovato alcuni articoli che credo possano interessare anche il nostro blog. ag

Ragli e risate sotto il cielo di Sicilia
di Alberto Frisio

Rieducazione relazionale, trekking, attività assistita e un contesto naturale meraviglioso. E’ l’esperienza dell’ “Oasi degli asini”, che nelle sue attività coinvolge disabili, bambini, anziani e famiglie.

Stupidi gli asini? Basta solo avvicinarli per capire che non è vero. Anzi. La vicinanza a un asino aiuta a sciogliere tensioni e, addirittura, ad acquistare autostima. E’ quanto sostiene l’onoterapia, cioè “la rieducazione relazionale mediante attività con l’asino”, una disciplina che si avvale del coinvolgimento di un team composto da psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, e che garantisce serietà e risultati. Anche quando l’asino si chiama sceccu, il nome che il dialetto siciliano assegna all’animale. Perché questa storia è ambientata al confine tra l’entro terra di Siracusa e il ragusano, nei pressi di Rosolini, punta sud della Sicilia. Per la precisione siamo nella valle Cansisina. Proprio qui, in una tipica cava locale, ha sede l’”Oasi degli asini”, cooperativa onlus “formata” da nove asini e alcuni giovani testardi quanto loro.
Dalla statale ben poco lascia trapelare l’esistenza di questi anfratti. Invece basta lasciarsi l’asfalto alle spalle e, dopo poche curve in discesa sullo sterrato, un portone d’ingresso d’eccezione – le arcate di un acquedotto bizantino – proiettano il visitatore nella valle. Tutto intorno sono pareti scoscese, mandorli, carrubi, ulivi e pennellate di giallo dell’erba arsa dal sole che la fa da padrone. Incontrare asini in questo ambiente non pare strano a nessuno, perché il contesto del paesaggio sembra quasi richiederli. Ma per scorgerne la presenza bisogna proprio entrare nell’Oasi: gli asini sono nel loro recinto, muso a terra e bocca in movimento, tutti intenti a brucare, attività che li tiene occupati per la gran parte della giornata. Sono di razza ragusana, tipica da queste parti: il mantello sembra a macchie, ma dipende dalla muta, perché stanno perdendo il pelo vecchio.
Ci si può avvicinare senza timore. Non c’è il rischio che si imbizzarriscano, né che scalcino: sono stati educati a non farlo. A spiegarlo è Lorena Cicero, logopedista e presidente della cooperativa: “L’asino non si doma, si addestra con le carezze. Non gli si può imporre cosa fare, bisogna educarlo. E’ un animale intelligente: quando non capisce o percepisce un pericolo si blocca, e finché non ha la situazione sotto controllo, non si sposta. Questo comportamento lo rende adatto a svolgere attività assistita, a differenza del cavallo che di fronte a un pericolo si imbizzarrisce e trasmette il suo nervosismo a chi lo sta guidando”.

Responsabilizzare i ragazzi
Ma è già l’ora dell’attività con i giovani disabili psichici dell’associazione Anfass di Modica (RG), che con questo pomeriggio di lavori terminano il laboratorio di attività assistita durato alcuni mesi. La prima a entrare nell’ “asineggio” è Cinzia, una ragazza down col volto illuminato da un divertito sorriso. Gli educatori svelano: “E pensare che all’inizio non voleva nemmeno avvicinarsi al recinto”. Adesso invece Cinzia è lì che se lo liscia, il suo asino. Lo accarezza, gli parla, si direbbe addirittura che gli faccia gli occhi dolci. Anzi, “le” faccia. Perché tutti gli animali usati per le attività sono femmine, più mansuete e facili da addomesticare. E con il potere nelle mani, anzi negli zoccoli, visto che tra gli asini vige la matriarcalità: nella fattispecie è Eleonora a essere capobranco. E’ lei la prima a bere, la prima a entrare nell’asineggio, l’ultima a “lavarsi” ovvero rotolarsi nella polvere di zolfo che scaccia i parassiti. Solo dopo questo rituale si lavora di brusca e striglia (due tipi di spazzole) per pulire il manto dell’asino. Prendersi cura dell’animale non è solo un’introduzione al lavoro: l’impegno profuso in questo compito dai ragazzi dell’Anffas fa capire che siamo già in piena attività. Gli esercizi che seguono servono solo ad approfondire il legame con l’asino: lo si prende per la capezza, guidandolo in passeggiata attorno al recinto. A comando bisogna fermarsi e per farlo i ragazzi devono pararsi davanti all’animale con decisione. Se il comando non è al contempo gentile e deciso, l’asino non ubbidirà, ma seguirà invece il proprio istinto.
Intanto Cinzia e i suoi amici sono tutti presi dall’attività: anche se a volte è ancora l’asino a comandare, si vede che hanno acquisito una bella dimestichezza. “Con questo lavoro puntiamo – spiega ancora Cicero – a responsabilizzare i ragazzi, intervenendo sugli aspetti relazionali e di comunicazione: stima, fiducia, riconoscimento delle proprie capacità. Entrare in relazione con l’animale è più semplice e diretto, aiuta a rapportarsi col mondo esterno”. Si percepisce che gli operatori della cooperativa sono persone preparate: ciascuno mette a frutto la propria professionalità affinata nei centri di onoterapia di Asti e Sulmona.

L’onoterapia e il trekking
“Qui all’Oasi svolgiamo molte attività che adattiamo a disabili psichici, non vedenti, anziani, bambini, ma anche alle famiglie o agli adulti. Di volta in volta le presentiamo come opportunità di turismo ambientale, agricoltura sociale, gioco, didattica, attività assistita con l’asino, fino agli esempi di vera e propria onoterapia. Quest’ultima va sempre intesa come co-terapia, di supporto cioè ad altre già presenti. Abbiamo, inoltre, sviluppato percorsi di logopedia, o ricolti a casi di disturbo dell’attenzione, dell’alimentazione o dello sviluppo. E’ provato, inoltre, che l’attività con l’asino contrasta lo stress”.
Un po’ stressati, invece, sono proprio i ragazzi della cooperativa: non è stato facile, raccontano, creare una realtà come questa. Per tutti quello in cooperativa è un secondo lavoro: svolgendo solo questa attività, infatti, non riuscirebbero a vivere dignitosamente. Sono sostenuti però dalla passione e dalla soddisfazione di aver realizzato qualcosa di unico sul territorio, oltre che dal riconoscimento delle persone che si sono lasciate coinvolgere in questa esperienza, circa 10 mila in un anno e mezzo. Non è difficile crederci: è la stessa contentezza che si legge negli occhi dei bambini e dei ragazzi disabili che stanno concludendo il pomeriggio di attività.
Quando anche noi proviamo a salire sull’asino, percepiamo quella sensazione di rilassamento che ci hanno raccontato: l’andatura dell’animale si trasmette come un massaggio su tutta la schiena, con un piacevole effetto.
Una volta scesi, è il momento del “trekking someggiato”, ovvero una camminata nella valle conducendo l’animale, da terra, con la capezza in mano. Il richiamo del paesaggio che circonda l’Oasi è notevole. Si ha quasi l’impressione di essere costantemente tenuti d’occhio: saranno le tante grotte, le mulattiere che si inerpicano verso i ricoveri dei pastori, oppure le aperture a volta nella roccia, testimoni della presenza dei bizantini dei quali hanno a lungo conservato le spoglie. Le case fatte di muri a secco, col tetto sfondato, non sono più abitate dal 1600, ma sembrano abbandonate da pochi anni. Appaiono anche architetture che poco hanno a che vedere con questo territorio, come il trullo che si incontra a mezza costa, oggetto di studio proprio per il contesto “poco pugliese” nel quale è stato costruito. Ancora più interessante poi è il bizantino eremo di Croce Santa: di originario mantiene la struttura, alcune pitture rupestri oltre a tutto il fascino evocativo. Accanto, anche la grotta dell’ultimo eremita della valle, che qui ha abitato fino agli inizi del ‘900.
Ormai si fa sera e il sole scende dietro l’altura. Mutano i profili degli alberi, un’insospettabile brezza si leva da sud. Gli asini vengono ricondotti nel loro recinto, testa bassa, a ruminare. In attesa di nuove persone da incontrare, le quali, grazie a loro, potranno incontrare se stesse.


Notes
Il glossario dell’asino

Onoterapia: terapia che usa l’asino come mezzo per migliorare lo stato di salute di un soggetto umano. Va distinta dalle semplici pratiche ludiche che coinvolgono l’asino senza il controllo di personale medico specificamente preparato.
I progetti di cura prevedono: la conoscenza dell’animale tramite il tatto, valorizzando la mano come strumento di comunicazione e affetto, esercizi in serie e giochi che favoriscono il linguaggio, responsabilità e concentrazione. Possono trarre vantaggio dall’onoterapia tutti coloro che hanno problemi relazionali.

Latte d’asina: la ricerca scientifica ha dimostrato di recente che è l’alimento di origine animale con le caratteristiche organolettiche più vicine al latte materno. E’ un’ottima alternativa al latte vaccino, qualora i bambini siano allergici. Il suo costo sul mercato arriva anche ai 15 euro al litro e non è facilmente reperibile. Il business legato al latte d’asina ha permesso comunque, dopo anni, in cui si temeva per l’estinzione di alcune razze d’asino italiano, un aumento del numero di capi presenti sul territorio nazionale.

Asini famosi: la Bibbia ci ricorda almeno due asini. Nell’Antico Testamento c’è l’asinella parlante del mago Balaam, che compare nel libro dei numeri. Nel Vangelo invece Gesù a dorso d’asino fa il suo ingresso trionfante a Gerusalemme. La tradizione vuole un asino anche nella grotta della natività, ma nessun Vangelo canonico ne parla. Il dato viene dall’apocrifo pseudo Mattia.
Nella letteratura c’è l’asino d’oro d’Apuleio, e il Lucignolo della storia di Pinocchio.
Anche la filosofia si è occupata dell’animale, con il paradosso di Buridano, nel quale si narra di un asino che, posto tra due cumuli di fieno perfettamente uguali e alla stessa distanza, non sa scegliere e nell’incertezza muore di fame.

Messaggero di sant’Antonio (ottobre 2007)

Per saperne di più: http://www.oasidegliasini.it/

lunedì, dicembre 24, 2007

Unomattina solidarietà - Fà la cosa giusta

Ricevo e, qui di seguito, riporto il comunicato stampa della RAI sulla trasmissione di UNOMATTINA di domani 25 dicembre. Il servizio andrà in onda domani alle 9,08 circa.

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COMUNICATO STAMPA UNOMATTINA SOLIDARIETÀ: "FA LA COSA GIUSTA"

Il giorno di Natale tra i ragazzi della Locride. Dopo il trasferimento di Monsignor Bregantini, animatore e creatore di Goel, il consorzio di cooperative sociali che ha creato una rete contro la 'ndrangheta, i ragazzi si sentono a rischio e hanno paura di un "destino" che li possa isolare. "Fà la cosa giusta" raccoglie e rilancia l'appello del presidente del Consorzio Sociale Goel Vincenzo Linarello (http://www.consorziosociale.coop/) a non essere lasciati soli dalle istituzioni e dalla società civile. Si uniscono all'appello Monsignor Domenico Tarcisio Cortese, Don Ennio Stamile della Caritas Calabria e Tano Grasso.
In questi 13 anni i ragazzi sono diventati centinaia e numerose le loro attività: dall'inserimento sociale di minori a rischio al recupero di un ex carcere trasformato in albergo, dalle botteghe al turismo solidale.
Tra i regali sotto l'albero le creazioni di stoffa della cooperativa "Primo Sole" realizzati da persone con disagio mentale di Roma e Provincia. La cooperativa "Primo Sole" è stata segnalata tra le eccellenze italiane del Terzo Settore dall'Agenzia per lo Sviluppo del Non Profit. Grafici e artisti danno il loro contributo creativo a queste produzioni che si trovano nei mercatini rionali, on line, ma anche nei posti di alto design di tendenza a Roma e Pisa e nel prossimo futuro a Parigi e New York.
Come proposta per le tavola delle feste il panettone prodotto dai "detenuti pasticceri" del carcere Due Palazzi di Padova, indicato da Slow Food tra i migliori d'Italia. Il call center per i malati gravi è un'altra attività dei detenuti del "Due Palazzi " di Padova, una " front line" di chi è vicino a chi soffre.

Il 25 dicembre alle ore 9,08 Unomattina "Fà la cosa giusta" in studio con Giovanna Rossiello.

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<<< Guarda la puntata del 25 dicembre >>>

SOTTOSCRIVI l'Appello per la Locride e la Calabria all'indirizzo:
www.consorziosociale.coop/alleanza_per_la_locride

domenica, dicembre 02, 2007

Conoscere il vino

Abbiamo ricevuto per e-mail questa segnalazione. Online abbiamo scoperto questa rete di cooperative, associazioni e strutture pubbliche che non conoscevamo e che sembra essere molto interessante.

La Cascina Clarabella in collaborazione con l’Associazione Pangloss organizza il corso:

CONOSCERE IL VINO
(percorso a tappe alla scoperta del vino)

Lunedì 3 dicembre 2007 dalle h.20.15 alle h.23.00

Che cos’è il vino:

La viticoltura e l’enologia
I vitigni, gli impianti, l’allevamento
I fattori della qualità
Maturazione dell’uva e vinificazione
Affinamento e invecchiamento
Degustazione guidata di 3 vini bianchi



Lunedì 10 dicembre 2007 dalle h.20.15 alle h.23.00

Che cos’è la degustazione:

Fisiologia del gusto e dell’olfatto
Tecniche e regole della degustazione
Come e da dove nascono gli odori
Anomalie gusto-olfattive
Degustazione guidata di 3 vini rossi



Lunedì 17 dicembre 2007 dalle h.20.15 alle h.23.00

Gli spumanti:

La spumantizzazione e le sue tecniche
Le diverse tipologie
Le zone di produzione ed i vitigni impiegati
Tecnica di degustazione dello spumante
Degustazione guidata di 3 vini spumanti


Il corso, con prenotazione obbligatoria, si svolge in tre incontri dalle 20.15 alle 23.00 presso la Cascina Clarabella - Via delle Polle, 1800 Iseo (Brescia)
Costo Euro 90,00 a persona

Per informazioni e prenotazioni contattare la segreteria della Cascina Clarabella ai seguenti recapiti: Tel. 030 9821902 – 030 9821041

sabato, dicembre 01, 2007

Di solito non facciamo pubblicità

ma questa volta ci prendiamo questa libertà, perchè ci sembra cosa buona e soprattutto giusta... vista la storia di questa esperienza o forse, cosa giusta e soprattutto buona... vista la qualità della cucina, dipende dai punti di vista...

Per una visita virtuale:
http://www.lalocandadeigirasoli.it/

Per una visita reale:
La locanda dei girasoli
Via dei Sulpici 117/h (Zona Appio-Tuscolano) - Roma
Aperto tutti i giorni dalle 19 alle 23 (lunedì chiuso)
Tel - Fax 06.76.10.194
E-mail: info@lalocandadeigirasoli.it

venerdì, novembre 30, 2007

Un esempio di AS dalla Spagna

Abbiamo ricevuto un interessante articolo da una lettrice che ci segue dalla Spagna. Ci scusiamo con Daniela per i tempi un po' lunghi della pubblicazione e la ringraziamo del contributo.

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Sei mesi trascorsi nel cuore della Catalogna, a Barcellona, tra il calore e l’accoglienza della cultura spagnola e la dimensione internazionale di questa città piena di energia e colori, le cui parole d’ordine sembrano essere: efficienza, produttività, forte investimento nel sociale e nello sviluppo sostenibile. A pochi chilometri di distanza, nella comarca della Garrotxa, in provincia di Girona, uno splendido esempio di Agricoltura sociale, un progetto assistenziale di vita, un impresa sociale rispettosa delle persone, di madre Natura e degli animali, che fa i migliori yogurt della Catalogna: “Premio Catalano dell’Anno” come miglior iniziativa solidaria del 2007 e terzo fabbricante di yogurt della Catalogna in termini di commercio.

Il Progetto impresariale della Cooperativa La Fageda
Scoperto grazie ad un reportage televisivo trasmesso su un canale privato di Barcellona, il progetto socio-impresariale de “La Fageda”, i suoi buonissimi yogurt e budini “di fattoria” che si incontrano in tutti i supermercati della Catalogna, hanno arricchito la mia permanenza nella splendida città di Barcellona, dove non ho incontrato una persona che non conoscesse la storia di questi prodotti lattici. Visitai il sito internet della Cooperativa (http://www.fageda.com/) e presi un appuntamento per una visita guidata in castigliano. La Cooperativa, sta a circa un’ora e mezza di pulmann da Barcellona, nei pressi di Olot, in una delle principali riserve del Parco Naturale della Zona Vulcanica de la Garrotxa (Girona).
Era un sabato mattina, le attività erano ferme, ma ad attendermi, per la prima visita del giorno, c’era Iolanda, una delle educatrici de La Fageda. Tante le informazioni che mi sono state fornite, io italiana lei credo catalana, parlavamo la stessa lingua, condividevamo le stesse idee.
Rimasi entusiasta per quanto visto e sentito e chiesi di poter incontrare un responsabile. Mi fornirono il contatto di Albert Riera, Responsabile della Comunicazione, che dopo qualche giorno con grande gentilezza e disponibilità, mi concesse un incontro. Ci vedemmo il sabato successivo, anche per lui era un giorno di riposo ma, passeggiando con i figli e la moglie in uno dei parchi di Olot e condividendo un ottimo pranzo, rispose a tutte le mie domande, arricchendomi di particolari interessanti. Mi inviò poi via internet un documento ufficiale: "La Fageda, enero 2007. Una semblanza de La Fageda". Io non ho fatto altro che tradurre le informazioni riportate in questo testo, rielaborandole leggermente ed integrandole con le parole e i racconti di Iolanda e Albert Riera che ringrazio di cuore, e colorando il tutto con le mie impressioni. Non è solo un progetto, ma una filosofia, un modo di essere, di pensare e di agire.


Daniela Asterri

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martedì, ottobre 16, 2007

Le cooperative sociali in Italia, 2005 (Istat, 2007)

Nel 2005 sono 7.363 (+19,5% rispetto al 2003)

Statistiche in breve
Periodo di riferimento: Anno 2005
Diffuso il: 12 ottobre 2007


L’Istat rende disponibili i dati relativi alle cooperative sociali attive in Italia al 31 dicembre 2005.

Obiettivo principale della rilevazione è quello di consolidare, ampliare ed aggiornare le informazioni statistiche acquisite negli anni precedenti, considerata anche la crescente rilevanza delle cooperative sociali nel panorama del nonprofit italiano.

Il campo di osservazione della rilevazione è costituito dalle cooperative sociali che, in base alla legge n. 381 del 1991, svolgono attività finalizzate all’offerta di servizi socio-sanitari ed educativi (tipo A), attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B), entrambe le tipologie di attività (oggetto misto) e attività volte a sostenere le capacità e le attività di gestione delle cooperative aderenti (consorzi sociali).

fonte: www.istat.it

clicca qui per scaricare il testo integrale (pdf, 294 kbyte)

martedì, ottobre 09, 2007

Naturalmente Festival

Nella suggestiva cornice dell’Agriturismo Capodarco a Grottaferrata, il 13 e il 14 ottobre la musica e l'arte trovano il loro spazio per far emergere il modo in cui tradizioni tra loro diverse si confrontano con il mondo contemporaneo.

"NATURALMENTE FESTIVAL" vuole esplorare i temi dell’ecologia sociale e dell’intercultura come momento di scambio,condivisione e aggregazione di realtà che caratterizzano il nostro territorio regionale con artisti, musicisti e rappresentanti di differenti culture.

scarica il programma

Dove siamo
Dal GRA prendere Via Anagnina, proseguire fino all’inizio del centro abitato di Grottaferrata, al semaforo, in corrispondenza di una edicola e del forno “Zoffoli”, girare a destra e prendere Via S. Nilo. Percorrere Via S. Nilo e prima dell’Abbazia di S.Nilo prendere a destra per via del Grottino, alla fine della strada c’è la Coop. Agricoltura Capodarco.

lunedì, aprile 30, 2007

Agricoltura sociale in Emilia Romagna

Pubblichiamo un'intervista dal settimanale online Bioagricoltura notizie (Edizioni AIAB, Anno V, n.44/06, 15 dicembre 2006). Si tratta dell'intervista al direttore di una cooperativa sociale modenese, è molto interessante (alla luce del viaggio olandese, cari compagni di viaggio, direi che tutto diventa ancora più interessante, come forse è normale che sia nel momento in cui ci si confronta con altre realtà, ma avremo modo di parlarne anche su questo blog).
La foto è stata scattata presso l'azienda agricola de Zonnebloem (NL).

Intervista a Marco Sassi, direttore della coop. Soc. Rinatura che si occupa di agricoltura biologica e di recupero di ex-detenuti, ex-tossicodipendenti, emarginati sociali, soggetti con lievi handicap psichici.

Notizie generali sull’azienda, ettari, produzioni ecc..
La cooperativa Rinatura da sempre si occupa di agricoltura biologica e di recupero di ex-detenuti, ex-tossicodipendenti, emarginati sociali, soggetti con lievi handicap psichici. Conta circa 110 ettari di terreno in affitto di cui 60-70 sono investiti a boschi, siepi, prati, zone umide, cioè a ricreare l’ambiente tipico della Pianura Padana. Vengono coltivati cereali misti (farro, orzo, grano), pisello,
favino (per la pratica del sovescio), girasole, ortaggi. Circa 2 ettari sono destinati a un frutteto allestito recuperando numerose varietà antiche tipiche della zona modenese. Anche il vigneto è costituito da varietà antiche (circe 20 tipi diversi di uva) ed è stato ripreso il vecchio metodo della piantata modenese maritata con l’olmo.
Dal 2000 stiamo sviluppando in collaborazione con il Comune di Modena un progetto di
partenariato con il Comune di Modena che ha permesso a Rinatura di acquisire in affitto un fondo a Marsaglia Nuova in Via Pomposiana 292 da ristrutturare, ed una quarantina di ettari di terreno, finalizzati alla creazione di un centro alloggio per persone in inserimento lavorativo e la realizzazione di una fattoria didattica Biologica.

La vostra cooperativa nasce come cooperativa sociale oppure era già una cooperativa agricola che a un certo punto ha esteso il suo campo d’azione all’attività sociale?
La Cooperativa Rinatura nasce dieci anni fa come cooperativa sociale grazie all’aiuto di due cooperative già esistenti (Porta Aperta e Oltremare).

In cosa consiste la vostra attività agricola e sociale?
L’attività principale della cooperativa è costituita da lavori naturalistici, manutenzione del verde, rimboschimenti, gestione di parchi e giardini. I dipendenti della cooperativa partecipano a tutte queste attività oltre a quelle riguardanti la parte strettamente agricola, quindi le varie pratiche colturali.
Gli obiettivi sono duplici: rispondere a due bisogni principali che provengono dalle persone in fase di inclusione sociale: oltre al lavoro, l’alloggio e la socialità; creare una fattoria didattica, dove si alternano attività di tipo produttivo ad altre strutturate a fini didattici per la creazione di un ambiente agricolo ed uno spazio pubblico a disposizione delle scuola.
E’ stato realizzato:
• un bosco con vegetazione autoctona disposto a corona dell’area di circa 30 ettari, del quale si continuano le manutenzioni per favorirne la crescita;
• un frutteto con funzione di campo catalogo delle varietà autoctone della Provincia di Modena;
• un vigneto con l’antico metodo della piantata modenese;
• un lago naturalistico per la preservazione di piante autoctone, già divenuto punto di ristoro per anatre e altri uccelli acquatici nelle loro migrazioni stagionali;
• colture di tipo estensivo di diversi cereali biologici;
• nel 2005 abbiamo realizzato un vigneto per la produzione di Lambrusco biologico;
• l’attivazione del progetto “BiOasi” che vede un gruppo di volontari impegnato nella gestione di un orto coltivato secondo le metodologie del biologico;
• una batteria di arnie per apicoltura;
• dal 2003 è operativa la Fattoria Didattica Centofiori nella quale svolgiamo attività didattica sulle tematiche ambientali ed agricole per le scuole della Provincia di Modena e nelle annualità 2004 e 2005 abbiamo partecipato all’iniziativa Fattorie Aperte. Nelle due Domeniche di Maggio di Fattorie Aperte del 2005, la Fattoria è stata visitata da circa 800 persone;
• a Dicembre 2003 è stata inaugurata la Struttura ricettiva Centofiori capace di ospitare 16 persone per offrire agli inserimenti lavorativi nelle Cooperative sociali e alle persone in difficoltà abitativa, una opportunità temporanea di alloggio. La struttura è convenzionata con il Comune;
• dalla primavera 2006 è attivo il Laboratorio di Educazione ambientale del Comune di Modena nell’ex fienile, e un agriturismo biologico nell’ex stalla.

Quali sono i punti di forza di un’attività sociale svolta in ambito agricolo? Le cose che la differenziano da quella svolta per esempio in ambiti ndustriali o dei servizi?
I punti di forza dell’attività sociale in ambito agricolo rimandano all’idea di un lavoro svolto all’aperto con fatica e sforzo fisico che aiuta a distrarre le persone che hanno avuto problemi di devianza sociale. I soggetti inseriti nel programma di recupero sono seguiti da un’educatrice interna alla cooperativa e sono impegnati nelle varie attività affinché possano stare a contatto con la natura e apprendere una professione. In una parola possiamo parlare di AGROTERAPIA.

La vostra attività sociale è anche un’integrazione di reddito?
Quanto incide nel bilancio complessivo della cooperativa?

Il reddito della cooperativa deriva soprattutto dalle attività naturalistiche e di manutenzione del verde, dalla didattica ambientale (attività di fattoria didattica per le scuole) e dalla vendita dei prodotti agricoli. La parte sociale non è un’integrazione di reddito perché non incide in alcun modo sul bilancio complessivo, è semplicemente la nostra mission, l’obiettivo principale per cui è nata questa cooperativa senza pensare ad un fine economico.

Il fatto che svolgiate un’attività sociale crea un valore aggiunto per i vostri prodotti e avete per questo un riconoscimento dal mercato?
Senza dubbio agricoltura sociale significa valore aggiunto per il prodotto, credo sia importante creare un marchio di riconoscibilità, come già fanno in altri paesi europei, per rendere visibile questo valore.

martedì, febbraio 20, 2007

Convegno: Imprese Sociali di Comunità

Giorno 1 marzo 2007 a Trento, presso la Sala Conferenze della Federazione Trentina della Cooperazione in via Segantini 8 a partire dalle ore 9.00, si terrà il Convegno: "Le prospettive delle Imprese Sociali di Comunità nel welfare trentino".
La partecipazione è libera, di seguito il programma dell'iniziativa:

9.00 – 9.30
Le imprese sociali di comunità.
Michele Odorizzi, Federazione Trentina della Cooperazione

9.30-10.00
Strategie e pratiche di governance per l’imprese sociali di comunità.
Luca Fazzi, Istituto Studi Sviluppo Aziende Nonprofit - Università di Trento

10.00-10.30
La qualità per le imprese sociali di comunità: indicatori e strumenti per l’auto valutazione.
Giovanni Bertin, Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale

10.30-11.00
Quali spazi per le imprese sociali di comunità in Trentino?
Flaviano Zandonai, Istituto di Studi Sviluppo Aziende Nonprofit

11.00-11.15
Coffe Break

11.15 – 13.00
Equal Restore: proposte di lavoro comune.
Michele Odorizzi, Federazione Trentina della Cooperazione

11.30 – 13.00
Tavola rotonda
Le prospettive delle imprese sociali di comunità in Trentino.
Coordinatore:
Carlo Borzaga, presidente Istituto Studi Sviluppo Aziende Nonprofit - Università di Trento

Intervengono:
Diego Schelfi, presidente Federazione Trentina della Cooperazione
Marta Dalmaso, assessore alle politiche sociali Provincia Autonoma di Trento
Renzo Anderle, presidente Consorzio dei Comuni
Massimiliano Colombo, direttore Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale


Per informazioni:
Ufficio Progetti Europei della
Federazione Trentina della Cooperazione
Via Segantini, 10 – 38100 Trento
Tel. 0461.898672-673-674
E-mail:
progetti.europei@ftcoop.it

lunedì, febbraio 05, 2007

La cooperativa sociale Valle del Marro - Libera Terra su the Economist

Business in southern Italy
Taking on the mob
Feb 1st 2007 GIOIA TAURO
From The Economist print edition

A farming co-operative defies the Calabrian Mafia

DECEMBER 20th was a normal working day in the large container-port at Gioia Tauro in Calabria. It was also a normal working day for the 'ndrangheta, the Mafia that rules the region. Mafiosi broke into the workshop of the Cooperativa Valle del Marro, about five miles inland, stole equipment and damaged machinery. Established two years ago by a group of young people, the co-operative is the first firm in Calabria to seek to establish a legitimate business using assets that were once owned by the Mafia. The cause of the break-in was the co-op's audacity to farm land that, until its confiscation by the courts, had belonged to the Piromalli family, the most powerful around Gioia Tauro.

The co-op's members pulled out citrus trees from long-neglected orchards, prepared the land to plant crops and last spring harvested their first chilli peppers and aubergines for bottling in extra-virgin olive oil obtained from olive groves, also confiscated from mafiosi, ten miles away in Oppido Mamertina. A left-leaning co-operative group helped with a grant of €50,000 ($65,000), Tuscan organisations donated machinery and members put in cash. Even so, finance is a problem. Monthly pay is about €1,000 and several of the co-op's members work unpaid.

Banks are reluctant to lend money, since the land belongs to the state and the co-op lacks assets to pledge in guarantee. Despite these difficulties, and the authorities' lukewarm support, the co-op successfully launched its first products last July, emphasising their anti-Mafia credentials. The break-in at Gioia Tauro, which was accompanied by sabotage at Oppido Mamertina, was a blow. “The risk of further attacks will increase after we have planted in April. Poisoning and uprooting are easy,” says Giacomo Zappia, the co-operative's chairman.

The co-op will soon be even more vulnerable, since it plans to double the cultivated area to 14 hectares and increase its productive olive groves to 43 hectares. Unlike the nearby container-port's high fences, with their barbed wire, armed guards and anti-intruder technology, the co-operative's boundaries are easily breached. More than others in Calabria, Mr Zappia's firm is in the front line.

lunedì, novembre 20, 2006

Agricoltura sociale. Un Dossier su Bioagricultura novembre-dicembre N. 102

Sul numero di novembre-dicembre di Bioagricultura, il bimestrale edito dall’Aiab, un dossier di 9 pagine sull’agricoltura sociale. Interviste al professor Saverio Senni, coordinatore di un gruppo di lavoro alla Facoltà di agraria dell’Università della Tuscia, a Viterbo; Bruno Pozzobon, presidente della Cooperativa sociale di tipo A “L’Incontro” e della Cooperativa sociale di tipo B “Campo Verde” e Luciano Pietrobon, Vicepresidente e responsabile tecnico-produttivo della Cooperativa sociale di tipo B “Campo Verde” di Castelfranco Veneto; a Maurizio Piccioli, presidente della cooperativa “L’Orto” in provincia di Bologna e Marco Noferi, presidente della Cooperativa Paterna di Terranuova Bracciolini (Arezzo). Inoltre la presentazione del progetto Aiab e un documento dell’associazione.
Per saperne di più leggi
Il Dossier di Bioagricoltura (pdf di 1,1 mb) che puoi scaricare qui

Fonte: Bioagricultura Notizie, Edizioni AIAB, Anno IV, n. 40, Venerdì 17 novembre 2006

giovedì, novembre 09, 2006

Lettera Aperta dalla Calabria alla Calabria

Di seguito pubblico una lettera scritta dal Dott. Piero Schirripa, Presidente della Cooperativa Valle del Bonamico e Vice Presidente del Consorzio Sociale Goel.
La Cooperativa Valle del Bonamico, come vi ho raccontato sempre abbastanza di fretta, conosciuta forse maggiormente come la “cooperativa dei lamponi”, è stata ultimamente spesso al centro dell’attenzione di stampa, televisioni, eventi enogastronomici, (...oltre le attenzioni particolari riservatele da - naturalmente - non si sa chi), come realtà in grado di coniugare capacità imprenditoriale e attenzione al sociale. Si tratta di una cooperativa di lavoro, che svolge attività agricole dal 1995 in provincia di RC, in un territorio a forte concentrazione mafiosa e con un altissimo tasso di disoccupazione. Il Presidente onorario è Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace.

Ora, al di là delle attività della cooperativa Valle del Bonamico (magari un’altra volta potremmo chiedere di pubblicare qui un breve racconto della loro esperienza), mi piace l’idea di condividere con voi e con chi passerà da queste parti il contenuto della lettera e soprattutto gli interrogativi finali e ricevere magari opinioni e idee anche da persone che vivono e operano fuori dalla Calabria, ma che possono offrire spunti, punti di vista e suggerimenti. ag


Caro Vincenzo e Pippo e Aldo e Franca…
Una e-mail alla Calabria degli Onesti.

Abbiamo detto (…mestamente) che nella Locride ed in Calabria non tutto è palude e che non c’è solo il brutto che i mass-media fanno vedere.
E’ vero: negli anni le cooperative si sono radicate ed hanno inciso nella vita dei paesi trasformando finanche il paesaggio agricolo; la chiesa ha conquistato sempre maggiore autorevolezza di denuncia e di proposta; alcuni sindaci stanno riuscendo a guidare le loro comunità verso una vivibilità ordinata; i bravissimi ragazzi di Locri e la gioventù tutta della Calabria hanno fatto balenare una luce nel tunnel del barbaro omicidio politico-mafioso di Franco Fortugno; infine la rete solidale di autodifesa di Comunità Libere ha connesso fra di loro tutte queste realtà e le altre della Calabria intera.
Però, a pelle, prevalgono lo sconforto e la paura.
Se non fosse così non sarebbe vera l’analisi che tutti noi facciamo e che ci accomuna: essere la presenza della mafia e dei poteri deviati così prevalente e pervasiva nel mondo della politica, nella società e nella vita economica della maggior parte dei nostri territori, da rendere eroico, fino al rischio del martirio, qualsiasi normale comportamento di affermazione dell’equità, dei diritti e delle regole. Alla fine tutti, o quasi, debbono chinar la testa rispetto alla rete dei notabili, espressione questa del potere deviato, della politica clientelare ed assistenziale, delle grandi famiglie, di un mondo ecclesiale accomodante, delle istituzioni colluse…e l’eletto/prescelto governa con plebiscitario consenso.
Questo ci siamo detti caro Vincenzo, caro Pippo, e Aldo, e Maria Paola, e Sergio, e Paolo, e Franca, e Teresa, e Tonino etc., rinviando ancora la discussione sull’ipotesi che la Calabria degli Onesti possa farsi proposta politica di impegno personale e collettivo.
In tutto questo processo decisionale tra noi ha interferito non poco la constatazione della scarsa reattività della società civile calabrese dopo il delitto Fortugno rispetto a quella che si è constatata in Sicilia dopo i delitti Falcone e Borsellino: scarsa reattività da noi ascritta ai fortissimi condizionamenti che agiscono in Calabria da parte di mafia e poteri deviati (in ultima analisi alla pura paura di pagare le conseguenze di una esposizione pubblica su ogni piano: dalla carriera, alla solitudine, alla stessa vita etc.).
Eppure il dado dovrà essere inesorabilmente tratto.
Ci guida l’amore, forse anche impaziente, per la Calabria: per le sue montagne verdi e il suo mare blu, per la sua acqua chiara e leggera ed il sole che fa rosseggiare i lamponi a Natale. I monumenti del suo passato greco, bizantino e normanno sono il giacimento da cui trarremo le risorse per tornare ad essere centro del mediterraneo, punto d’incontro, di dialogo e visita.
Ai nostri giovani è consegnato l’impegno alla cura ed alla valorizzazione delle risorse del nostro territorio: amare la Calabria ed il lavoro in Calabria. Paradossalmente il nostro passato con la magnificenza dei suoi siti monumentali ha quasi oscurato negli anni altri elementi che possiedono l’intrinseca qualità di essere risorsa: per esempio il felicissimo connubio climatico e pedologico e il rapporto mare-monti che ha determinato in Calabria la più grande biodiversità nel selvatico e nel domestico tra tutte le terre d’Europa. Occorre sicuramente unire – fuori e contro questi brutti partiti della nostra politica- associazioni, movimenti, cooperative, chiese, professioni, imprese, giornali, università contro i soprusi e le ingiustizie sociali. Ma non è solo l’ipoteca mafiosa il male della nostra terra: non c’è cultura d’impresa e di rischio d’impresa perché il lassismo e il clientelismo l’hanno troppo a lungo mortificate; non c’è know-how in ambito industriale, agricolo, turistico o commerciale, ridotta com’è l’economia ad ancella delle pubbliche prebende; debole l’associazionismo; iniquo il rapporto con le banche; del tutto inadeguate nella professionalità e nella imparzialità la burocrazia degli Enti.
Eppure abbiamo detto di restare, di osare il lavoro, di osare la speranza. Occorre coraggio per realizzare un futuro di speranza. Ne siano la guida i nostri sogni collettivi.
Solo questo progetto di bene comune sconfiggerà la mafia ed i poteri deviati. Solo il nostro consenso può dare alle forze dell’ordine ed alla magistratura la forza per infliggere duri colpi ai nemici della Calabria.
I valori della legalità, della giustizia sociale, della dignità e della centralità dell’individuo debbono diventare opera, impresa, lavoro nella libertà e nella solidarietà dell’amore.
Oggi le istituzioni sono sole e neglette oltre che deboli.
La gente le deride ed addirittura entra in conflitto con esse per l’affermazione di ogni diritto. Ogni certificato è un valico da superare con la raccomandazione. Ma anche le vittime eccellenti di delitti eccellenti per ottenere giustizia debbono protestare. Individui e comunità sono in continuo conflitto con le istituzioni.
Noi invece, la Calabria degli onesti, delle associazioni, delle cooperative, delle chiese, delle imprese sentiamo il consenso intorno a noi: grandissimo per i ragazzi e i giovani ed ugualmente grande per tutti quelli cui viene riconosciuto spirito di servizio e intransigente coerenza di lavoro e di opposizione al sistema delle mafie e dei poteri oscuri.
Può diventare tutto ciò un progetto etico a fondamento della politica?
Possiamo, partendo dal basso, conquistare i palazzi del potere popolandoli di gente pulita?
Su questo dobbiamo riflettere e su questo spendo il mio contributo, cari amici, se vogliamo vedere verità e giustizia in una terra non più devastata ma amata e “sposata” (se così si può dire) dai suoi stessi abitanti.

Locri addì 8 novembre 2006
Pietro Schirripa
presidente Cooperativa Valle del Bonamico
e vice presidente Consorzio Sociale Goel

venerdì, novembre 03, 2006

Avviato il progetto per la Rete delle Biofattorie sociali

Con il progetto "Programma nazionale di sviluppo e promozione della rete delle biofattorie didattiche" finanziato dal Ministero della Solidarieta’ sociale (ai sensi dell’art 12, lett f, legge 383 del 7/12/2000) AIAB intende promuovere e valorizzare le attività sociali svolte all'interno delle aziende agricole ed in particolare delle cooperative sociali, favorendo il collegamento territoriale tra realtà agricola, cooperazione sociale e mondo scolastico. L'obiettivo del progetto è creare una rete di biofattorie sociali allo scopo di facilitare l'avvio di progetti sperimentali territoriali che coinvolgano direttamente soggetti socialmente svantaggiati al fine di avviare programmi di inclusione sociale e lavorativa. (Aiab)

Fonte: Bioagricultura Notizie, Edizioni AIAB, Anno IV, n. 38, Venerdì 3 novembre 2006