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mercoledì, maggio 13, 2009

Il Respiro di Gorgona

Stasera sul post Diamo il benvenuto ad un nuovo amico! pubblicato il 12 maggio del 2008 (un anno fa...), è stato lasciato un commento, molto bello.
Al fine di condividerlo con tutti lo ri-postiamo qui, altrimenti rischierebbe di non essere letto.
Ringraziamo molto 'Klingo' per la sua testimonianza.
Il Lombrico Sociale
(che presto andrà in Gorgona...)

giovedì, novembre 20, 2008

Lezioni di stile

"Al seguente indirizzo è possibile ascoltare l'intervista su Gorgona a Controradio in "Lezioni di stile" (lds 13/11/08).
La lezione è sempre quella eterna: seminare, attendere e raccogliere. In compagnia di uomini, piante e animali. In carcere come in libertà."
http://www.controradiolive.info/podcastgen/?p=episode&name=2008-11-17_lds1211083.mp3

Ancora una volta: grazie Marco!

Mucche di Gorgona vanno a Capraia

Ringraziamo Marco Verdone per la segnalazione di questa curiosità. Forse anche gli animali possono essere artefici di scambi, confronti, avvio di percorsi che chissà ...

Le mucche tornano a Capraia dopo vent'anni

Si chiamano Bella e Regina. Partite con una piccola imbarcazione dall'isola carcere della Gorgona, sono sbarcate a Livorno, in tempo per prendere il traghetto per Capraia. Le mucche mancavano da 22 anni, cioè dal 31 ottobre 1986 quando il Carcere fu chiuso. All'epoca le mucche venivano sbarcate a Capraia direttamente in mare e nuotavano da sole fino alla spiaggia della Fiumarella. Sull'isola Massimo e Rossana, dell'Azienda Agricola Valle di Portovecchio, hanno costruito loro un riparo dalla pioggia ed un recinto nella zona dell'Ex Carcere a ridosso dell'edificio dei Pollai sede dell'Azienda. Bella e Regina sono incinta, il primo vitellino di Capraia nascerà a dicembre.

[17 ottobre 2008]
Firenze la Repubblica.it

martedì, settembre 09, 2008

Il lombrico aromatico

Prima delle vacanze avevamo fatto un piccolo elenco delle cose con cui ci saremmo ritrovati a settembre. Il nostro elenco iniziava con il nuovo racconto di Marco Verdone: dopo "Il lombrico sottomarino" ecco una nuova avventura, un altro piccolo tassello verso la conoscenza della realtà dell'isola di Gorgona. Grazie Marco e buona lettura a voi tutti!


Il Lombrico aromatico
di Marco Verdone

Dopo la prima missione del lombrico sottomarino in Gorgona, il mondo ha incominciato a girare in modo diverso per lui che lo vede dall'interno.
In Gorgona il lombrico sociale, dopo aver indossato i panni di un lombrico sottomarino, aveva scoperto come fosse possibile entrare a visitare un carcere offrendo lavoro in cambio di semplice ospitalità.
Gratuità e semplicità erano due condizioni che si intrecciavano a quella grande parola alla quale i lombrichi sono molto affezionati: libertà. A dire il vero tutto il mondo animale conosce questo termine e l'uomo l'ha declinata in tutte le salse.
L'uomo, quello sapiente e che quindi si autodefinisce Homo sapiens, considera gli animali privi di libertà perché soggiogati alla legge dell'istinto.
Gli animali non hanno libera scelta perché l'istinto sceglie per loro. Loro sanno già cosa è bene e cosa non lo è. L'uomo, invece, lo deve conquistare e questa libertà comporta sforzo e sofferenza. Molte delle persone che il lombrico aveva osservato sull'isola-carcere pagavano proprio il loro tributo alla mancanza di istinto animale! E molti animali domestici pagano il prezzo della loro domesticazione all'istinto messo nelle mani degli uomini senza istinto. Insomma hanno barattato il loro istinto sicuro con la libertà insicura ed egoista dell'uomo che non sa come usare il libero arbitrio. Per ora fermiamoci qui perché un lombrico sociale deve fare ragionamenti semplici.
E per le piante invece? Qual è la libertà delle piante?
Alcune piante si prendono la libertà di emettere sostanze aromatiche che liberamente circolano nell'aria e raggiungono chiunque.
Attorno a queste piante accadeva qualcosa sulla nostra isoletta e il lombrico sociale volle saperne di più. Non sappiamo quando partì, ma indossati i panni del lombrico sottomarino, piazzò il suo naso in direzione ovest e si apprestò ad attraversare le 18 miglia che separano Gorgona dalla costa livornese. Sappiamo invece quando sbarcò perchè quella volta lo scirocco chiarì subito come stavano le cose.
Dal cuore del Chianti è venuto a dare un'occhiata Duccio, un amico di piante aromatiche e di asini. Un amico della natura tutta. Conosciuto attraverso le capre, Duccio era venuto una prima volta insieme a Marco, un allevatore che aveva venduto un becco di razza Camosciata a Gorgona. Una catena di amici quindi, tenuta insieme dagli animali e, come al solito, dalla medicina omeopatica.
Il lombrico sociale osservò con molto interesse i movimenti che questa volta si svolgevano verso la parte alta dell'isola. Nei pressi di Torre Garibaldi anni dietro erano stati destinati alcuni terrazzamenti alla coltivazione di piante aromatiche. Il progetto, dopo uno slancio iniziale ebbe una battuta d'arresto perché venne a mancare la manodopera e la volontà. Con l'arrivo dell'agronomo Francesco e la visita di Duccio è rispuntato il desiderio di ripristinare le coltivazioni. Duccio anima due mercati toscani: La Fierucola di Firenze e Il Pagliaio di Greve in Chianti. I suoi prodotti li trasferisce dal campo direttamente al mercato. Il lombrico sociale osservava questa specie di folletto dei boschi muoversi tra le piante di rosmarino, di salvia, di origano e sognare una produzione di aromatiche essiccate. L'anima di Gorgona lo aveva contagiato e anche Duccio voleva dare un contributo per far esprimere le potenzialità dell'isola. Ha dato la sua disponibilità a collaborare come volontario, a formare i detenuti e a metter su una produzione. Con il suo aiuto sono state riattivate alcune vecchie serre e una di esse è stata trasformata in essiccatoio naturale. Il lombrico sociale era felice perché tanti anni fa proprio in quel punto c'era anche un allevamento di suoi simili. I tempi di Gorgona seguono altre strade e alcune cose da fare sono state rimandate. Duccio ha preso coscienza di questo e ha adeguato il desiderio di fare con l'arte della pazienza.
Non sappiamo quando ripartì dall'isola, ma siamo sicuri che il lombrico sociale sorrideva comprensivo sulla via del ritorno. Gorgona ha acquistato un altro amico che sta imparando le dinamiche del carcere. I tempi della terra non coincidono spesso con quelli dell'uomo ma è quest'ultimo, infine, che deve umilmente allinearsi con lei.

venerdì, maggio 23, 2008

Il lombrico sottomarino

Inauguriamo una nuova rubrica, se così si può dire, del nostro blog. E' destinata ad ospitare informazioni, esperienze e riflessioni dall'isola di Gorgona. Questo spazio sarà realizzato con la collaborazione e l'aiuto di Marco Verdone, medico veterinario e consulente della Casa di Reclusione dell'isola di Gorgona. I materiali saranno archiviati con l'etichetta Gorgona. Per avere qualche notizia introduttiva sull'isola consigliamo di leggere il post di presentazione del libro "Il respiro di Gorgona".
Desideriamo ringraziare nuovamente Marco per aver accolto il nostro invito ed averlo fatto con entusiasmo.


di Marco Verdone
12 maggio 2008


Questa volta raccontiamo la prima missione del lombrico sottomarino: rotta isola di Gorgona.
Obiettivo: dare un’occhiata in giro, assorbire, trasformare e centrifugare quello che si riesce a vedere.
Il lombrico sociale ha tante risorse ma questa missione è particolarmente difficile: lui che è un essere di terra, che vive sotto terra, che la terra la divora e la riveste, dovrà andare per mare e affrontare l’elemento acqua. Ma l’acqua, sa bene, è importante quanto la terra. L’acqua è l’elemento della fertilità che mette in comunicazione e che veicola le emozioni.

La giornata era propizia per la missione del lombrico sociale. Inizio maggio, centro della primavera. Sole e leggero venticello, temperatura ideale per lavorare e viaggiare.
Indossate maschera, pinne e bombole, il nostro lombrico sociale si apprestò a partire per la sua prima “missione sociale speciale” diretto all’isola di Gorgona.
Gorgona è un carcere, un’azienda agricola, un parco e un luogo interessante per ogni lombrico che si rispetti. Ci sono più di mille animali di tutte le specie domestiche allevati e curati dai detenuti e perciò c’è materiale di tutti i tipi per esercitarsi nella difficile arte del vivere. Quindi il lombrico sociale voleva saperne di più e partì senza tanti ripensamenti.
Il lombrico, si sa, procede per piccoli passi e quindi non sappiamo bene quando partì ma sappiamo quando arrivò. Sbarcò sulla spiaggia di Gorgona una mattina speciale. Tutte le mattine, penserete voi, sono speciali. È vero, ma quella fu particolarmente speciale. Più speciale di tante altre che testimoniano la presenza del sole e quindi delle energie che si rinnovano, dirà qualcun’altro? Più speciale come qualità e degna di essere ricordata come mille altre.

Appena sbarcato sulla spiaggia la prima cosa che vide furono due gabbiani che camminavano sui sassi a pochi metri da lui. Sembravano sentinelle messe a controllare gli intrusi. Il lombrico sociale capì subito che era meglio tenersi a distanza da quei due. Erano grossi, dal becco potente e con un piumaggio talmente candido e perfetto che magnetizzava. Avevano i loro nidi a non molta distanza da lì e apparivano decisi e minacciosi. Si tirò su la maschera per vederci meglio e inizio a procedere verso l’alto. Costeggiando alcune barche a riposo, salì in direzione di un gruppo di case bianche che si affacciavano proprio su quella piccola spiaggia.
Da bravo lombrico sociale si era documentato e aveva saputo che quel piccolo borgo era un antico insediamento di pescatori che si era costituito grazie all’arrivo di famiglie dalla lucchesia. Gorgona era un luogo privilegiato e ricco di pesci. Negli anni passati era stata famosa per la pesca delle acciughe. Da giugno ad ottobre si riempiva di pescatori provenienti da Ponza e dalle isole campane per iniziare la raccolta del pregiato pesce azzurro. Salendo lentamente le scale del paese immaginava come dovevano essere le case quando c’erano tante famiglie e decine di bambini.

Dopo una ripida scalinata si trovò di fronte una chiesetta, bianca e spartana.
Nel frattempo passarono alcune persone vestite con abiti da lavoro. Si dirigevano verso la parte alta dell’isola e portavano forbici da pota, segacci e bottiglie d’acqua. Il lombrico sociale li osservò con attenzione e li seguì con lo sguardo fino alla prima curva. Il gruppetto si fermò e iniziò a discutere indicando un ampio anfiteatro che si affacciava su di loro a pochi metri di distanza. C’erano dei terrazzamenti pieni di erba e soprattutto pieni di olivi. Il lombrico sociale si erse in tutta la sua statura per meglio vedere e capì subito che quelle persone erano lì per potare gli olivi. Il lombrico sociale sapeva bene di cosa si trattava ma voleva capire meglio come si svolgevano le cose laggiù, in un carcere circondato da una rigogliosa vegetazione che si affacciava su un intenso mare blu.
Intuì che per saperne di più doveva avvicinarsi cautamente.
Si levò l’attrezzatura da mare e alleggerito incominciò gradualmente ad avanzare facendo quello che sapeva meglio fare: camminare sottoterra e proseguire con gli occhi del suo intuito.

Dopo aver avanzato senza posa, tirò fuori la testa proprio vicino ad un olivo maestoso che si ergeva ai margini di un muro in pietra. La pianta trasmetteva forza e un senso di antica saggezza. Era un po’ che non veniva potata e si vedevano i rami allungarsi in tutte le direzioni seguendo il loro istinto che li portava verso la luce.

Da lì a poco si avvicinarono un gruppo di quattro persone e iniziarono a girarci attorno. Un uomo anziano dai folti capelli bianchi aveva in mano un lungo e sottile rametto e indicava i punti in cui dovevano essere effettuati i tagli. Con poche ed essenziali parole spiegò che alla pianta andava data una forma rispettando alcuni criteri.
Le persone presenti erano di diversa provenienza geografica e discussero sulle diversità tra le varie tradizioni regionali. Quegli olivi, negli anni, avevano visto centinaia di persone diverse. Avevano ricevuto e subito decine di potature differenti e a volte erano stati anche potati senza nessun criterio. Come al solito la natura accettava tutto con grande dignità, in silenzio e pazienza. Il tempo avrebbe rimesso le cose a posto e avrebbe riparato agli errori dell’uomo.

Il lombrico sociale capì che non tutti erano detenuti ma inizialmente non riusciva a distinguere bene i vari ruoli. L’anziano signore dai capelli bianchi si chiamava Dino e apprese che aveva ben 82 anni! Era venuto in Gorgona per collaborare come volontario alla potatura degli olivi. Per vari e complessi motivi gli olivi non erano stati ancora potati e quindi bisognava fare in fretta prima che fosse irrimediabilmente troppo tardi. Con Dino il lombrico sociale vide che c’era anche un agente di polizia penitenziaria “appassionato di campagna”, un altro giovane volontario, l’agronomo, il veterinario e alcuni detenuti. Le persone si divisero in due gruppi e iniziarono a potare dall’alto buttando i rami verso i gradoni in basso da dove poi sarebbero stati caricati su un carrello che li avrebbe portati alle pecore e alle capre che avevano l’ovile in un’altra parte di quell’area detta “Agricola”.

Grazie ai terrazzamenti il lombrico sociale poteva osservare bene tutto stando in una posizione comoda e sicura. Non gli sembrava di essere in un carcere e la brezza marina rendeva quella mattinata molto piacevole. Mentre Dino continuava a girare attorno agli olivi più grandi e a impartire pratici insegnamenti, i detenuti lo guardavano con ammirazione e gli chiesero se sarebbe ritornato.
Il lombrico sociale ascoltava tutto con interesse e anche se era più interessato alle radici che alle fronde, notò anche lui come le piante incominciarono ad “aprirsi” all’interno e a far penetrare la luce e a far circolare l’aria. Gli olivi sembravano gioire di questa presenza e tutta l’isola si era predisposta a collaborare. Appoggiato con le spalle al tronco di un giovane olivo, ascoltava i discorsi e si divertiva a vedere i ragazzi arrampicarsi sui grandi rami delle piante.

Aveva capito che si stava realizzando un esperimento molto interessante: far partecipare i volontari alla vita lavorativa del carcere in cambio di una giornata diversa e della visita di un’isola straordinariamente bella e complessa.
La vita del carcere è generalmente “blindata” ma in questa realtà le visite esterne erano sempre state numerose. Lo scambio con il mondo “libero” era vitale per rinnovare le motivazioni e favorire la libera circolazione di buone energie.
Il lombrico sociale conosceva l’importanza di quello che stava avvenendo sotto i suoi occhi e pensò alla fatica del ritorno con maggiore leggerezza.

La vita si nutriva di relazioni e scambi e lui, che di questo era esperto, sapeva quanto importanti fossero le piccole azioni e i gesti meno appariscenti. Non sappiamo a quale ora del giorno ripartì ma sappiamo che una volta arrivato a Livorno sentì la necessità di rendere testimonianza di questo piccolo fatto. D’altra parte, pensava sulla via del rientro, tanti piccoli fatti muovono terra, pensieri e uomini.

lunedì, maggio 12, 2008

Diamo il benvenuto ad un nuovo amico!

Il lombrico è davvero felice di dare il benvenuto in questo spazio ad un nuovo amico: welcome Marco!
Noi per il momento non aggiungiamo altro, se non poche righe sul libro che Marco presenterà presto, il 24 maggio, a Terra Futura (Firenze, Fortezza da Basso) e che non vediamo l'ora di leggere... Molto potrete già intuirlo da queste righe, altro lo scopriremo col tempo, pian piano.
Intanto grazie mille a Marco per aver accettato il nostro invito.



Il respiro di Gorgona
Storie di uomini, animali e omeopatia nell’ultima isola-carcere italiana


Gorgona, punta nord dell’Arcipelago toscano, è due volte isola: isola geografica e isola carcere. È isola fisica e sociale. È stato il destino di molte isole diventare luogo di detenzione e Gorgona è rimasta l’ultima isola-carcere italiana nella quale, tra l’altro, si allevano quasi tutte le specie animali domestiche. Tutti i detenuti lavorano, sono remunerati e molti di loro sono impiegati proprio nella cura e gestione degli animali. Marco Verdone, veterinario omeopata, lavora sull’isola da quasi vent’anni e in questo libro ha raccolto alcune delle tante storie e esperienze che ha vissuto. Materiale che merita conoscere per aprire una finestra su un mondo poco accessibile e valorizzare l’esperienza di quest’isola che offre una carcerazione di alta qualità. Se dal carcere le persone devono uscire migliorate, Gorgona, sicuramente ha le caratteristiche per soddisfare questo compito. Terra, piante e animali rappresentano strumenti fondamentali nel percorso rieducativo e offrono la possibilità concreta di acquisire competenze per un futuro reinserimento lavorativo nella società. Gli animali sono curati da quindici anni con la medicina omeopatica che si è rivelata un approccio terapeutico congruo alla difficile situazione. Ha permesso non solo di curare in modo più dolce e rispettoso dell’animale, dell’ambiente e del consumatore, ma di stabilire relazioni di collaborazione e di amicizia con tante realtà e di porsi in contatto con il grande respiro del resto del mondo.


Gorgona e il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano

Il Parco Nazionale Arcipelago Toscano, istituito con D.P.R. 22/7/96, comprende sette isole, uniche per clima, flora, fauna, storia e leggenda: Elba, Giglio, Capraia, Montecristo, Pianosa, Giannutri e Gorgona.
L'isola di Gorgona, con i suoi 220 ettari, è la più piccola e la più settentrionale delle isole dell'Arcipelago Toscano. Il compito del Parco Nazionale è preservare il patrimonio di specie ed ecosistemi di queste sette isole, coniugando la conservazione e tutela dell’ambiente con la valorizzazione del lavoro dell’uomo.
Gorgona ha alternato, durante la sua storia, momenti di presenza umana ad altri di quasi totale abbandono. Nel 1861 fu annessa al Regno d'Italia e nel 1869 divenne colonia penale agricola. Dal 1989 fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Gorgona è stata visitata negli anni da migliaia di persone attraverso vari canali come quello della Cooperativa Parco Naturale Isola di Gorgona. L’accesso è limitato e concordato in anticipo con la direzione della Casa di Reclusione. Le visite vengono svolte nei luoghi di particolare interesse naturalistico e paesaggistico e permettono di conoscere anche le varie attività produttive che si svolgono soprattutto nel settore agro-zootecnico. L’isola di Gorgona è una risorsa per il parco e per tutta la collettività dove gli aspetti detentivi si coniugano a quelli formativi ed educativi.

Marco Verdone (1962) è medico veterinario e consulente della Casa di Reclusione dell’isola di Gorgona dal 1989. Studia, pratica, insegna e divulga la medicina omeopatica classica. Promuove la conoscenza di Gorgona e le opportunità che nascono dalla relazione con la terra e gli animali.

Eleonora Brandigi
Ufficio stampa
Libreria Editrice Fiorentina
tel. 055 214117 - fax: 055 3905997 - ufficiostampa@lef.firenze.it - http://www.lef.firenze.it/

giovedì, novembre 01, 2007

L'ISOLA CHE NON C'E'

Carissimi lombrichi e lettori,

vorrei condividere con voi queste impressioni che ho raccolto in questo breve racconto sul Carcere della Gorgona, che ho avuto modo di visitare qualche settimana fa.
Sono ben accetti commenti, critiche, consigli di chiunque abbia voglia di partecipare a questa discussione.

Vi segnalo inoltre che è online il sito http://www.agropolis.it/
Agropolis è una Cooperativa di Servizi per l'Agricoltura che opera in Toscana , precisamenete a Livorno, Pisa e dintorni.
Si occupa di Agricoltura Sociale, Educazione Ambientale e offre servizi di svariato genere ad aziende viti-vinicole e olivicole.
Se avete 5 minuti di tempo siete invitati a dare un'occhiata!!

Un saluto a tutti e buona lettura !!


L’ISOLA CHE NON C’E’

Mi capita un giorno di andare in Gorgona, l’isola penitenziario che vedo tutti i giorni dalla finestra di casa mia. E’ a 37 chilometri dalla mia città: Livorno.
Quest’ isola è talmente fusa nel panorama del lungomare labronico, che per i livornesi sembra non esistere più. Il suo profilo, che si staglia netto nei rossi tramonti, è ormai parte integrante della veduta; nessuno si chiede cosa esattamente avviene li dentro e purtroppo, quest’ isola oggi è diventata invisibile per tutti.
Perché nessuno va in Gorgona, nessuno ci vuole andare, pochissimi ci sono stati; perché è un carcere. E solo i detenuti ci vanno.
Il carcere risale al 1869 e la colonia dei pescatori che per anni ha convissuto con i carcerati e con la polizia penitenziaria si è ormai quasi estinta. Gli unici abitanti dell’isola sono i 60 detenuti e i circa 50 agenti di polizia penitenziaria che si alternano in lunghi turni di 4 giorni.
Ma quando uno ci arriva in Gorgona rimane sbalordito; il colore dell’acqua nel porticciolo, che ricorda la Sardegna, la vegetazione che ricopre tutta l’isola di un verde scuro e intenso, le suggestive insenature e le piccole baie come la Costa dei Gabbiani o Cala Scirocco, dove si creano giochi di luce e d’ombra che con il contrasto del mare potrebbero sembrare un quadro di Fattori.
Ma siamo in un carcere e ad attenderci ci sono gli agenti e con loro non si scherza: immediatamente consegniamo documenti e cellulari. Si capisce al volo che noi civili non abbiamo niente a che fare con la loro isola.
Sono in Gorgona con il Dott. Marco Verdone, veterinario omeopata dell’isola, sono a visitare l’isola per creare una collaborazione, per cercare di valorizzare insieme questo piccolo pezzo di terra incontaminato grazie a qualche idea che ci sta girando in testa per realizzare un progetto di Agricoltura Sociale.
Marco da le direttive su come gestire e curare le vacche, i maiali, le pecore e le capre.
In Gorgona si usano metodi omeopatici per curare gli animali, questo consente di avere un notevole risparmio economico e i detenuti imparano nozioni e pratiche che potrebbero, una volta terminata la detenzione, spendere in contesti lavorativi “convenzionali”.
Marco ha il rispetto di tutti i detenuti, tutti lo salutano con grossi sorrisi, conosce tutti gli agenti. Lavora in Gorgona dal 1989 Marco; ne ha viste di cose e ne ha tante da raccontare.
Conosce tutte le vacche una per una, conosce le loro storie, le loro malattie, le sofferenze che hanno provato, già, perché l’”Agricola” (il nome della fattoria dell’isola) è un’azienda molto difficile da gestire. E i motivi sono molti.
Sull’isola arriva un traghetto 2 volte a settimana. Per portare invece materiali di consumo come fieno, sementi, concimi, mezzi vari, cemento, viene usata una chiatta, “l’Urgon”, ma se il mare dice di no, nessuno parte e nessuno arriva, e può capitare anche che le vacche rimangano digiune per giorni.
Questo isolamento cosi marcato rende tutto più difficile, non essendoci civili sull’isola (tranne la Signora Luisa, unica nativa e residente della Gorgona), tutti i vari mestieri (elettricisti, idraulici, meccanici, muratori, imbianchini, fornai, macellai) vengono eseguiti dai detenuti coordinati dagli agenti.
Lavorano spesso insieme “guardie e ladri”, arrangiandosi e mettendo in gioco le proprie esperienze personali per risolvere i problemi più disparati.
Perché se per esempio si rompe un gruppo elettrogeno in Gorgona non c’è corrente, e questa diventa (giustamente) una priorità, non importa se quel giorno c’era da controllare le api o da curare una vacca, non si può stare senza corrente.
E cosi capita che la tettoia per il ricovero degli animali venga lasciata da una parte e passa un anno prima di essere montata, nel frattempo però le vacche hanno passato anni alle intemperie, hanno resistito alle libecciate che spazzano via ogni cosa, a piogge che rendono tutto un grande pantano; eppure oggi le vedo qui al pascolo, sane ed in carne, tranquille e beate, che ruminano o sonnecchiano, sarà questo panorama mozzafiato o questo silenzio cosi raro da trovare, penso fra me e me.
Ma ci sono anche brutte storie da raccontare in Gorgona.


Nel 2004 sotto quel cielo e in quel silenzio si sono consumati due omicidi nel giro di pochi mesi, e tutto è cambiato. La sicurezza è diventa la prima regola, è stato dato un giro di vite e da allora i detenuti devono dormire nelle celle e rientrare alle 17.00 nel dormitorio. Le casette costruite vicino alle stalle, che permettevano ad alcuni detenuti di accudire gli animali con più cura oggi sono abbandonate.
Il legame fra gli animali e i detenuti era più intenso, il lavoro procedeva più “tranquillo” (nel senso gorgonese del termine) e si instauravano legami, sinergie e fiducia tra le persone. Marco infatti è riuscito ad inserire un detenuto, che nulla sapeva di animali prima di entrare in carcere, in una azienda zootecnica in Emilia Romagna.
Alla stalla Marco ci presenta Luciano (nome di fantasia). E’ pugliese Luciano, prima di finire dentro faceva il pastore; racconta di quando faceva la transumanza, ha passato una vita con gli animali. Conosce questi animali meglio di chiunque altro sull’isola: sa dire se una vacca partorirà un maschio o una femmina, sa quanti anni ha un animale solo guardandolo, Luciano conosce tutto quello che c’è da sapere per mandare avanti una stalla.
“Dottò!, Manca un maiale alla conta di oggi!!” dice Luciano.” E’ evaso….” Aggiunge poi con un ghigno sardonico e compiaciuto mentre noi ridiamo alla sua battuta.
E’ un uomo piccolo Luciano, di poche parole, i suoi piccoli occhi neri mi hanno trasmesso inquietudine e rispetto. Non so perché è li Luciano, ma i suoi occhi parlano per lui.
Poi ci sono i due ragazzi sardi, sono del nuorese e naturalmente si occupano delle capre e delle pecore; abbiamo conosciuto anche il macellaio, un ragazzo palermitano che ha meno di 30 anni e quasi la metà gli ha passati in carcere. “Facevo il macellaio anche prima” ci dice con un sorriso che non sta sulla faccia di un detenuto, “ma qui devo fare tutto, ero un ragazzetto quando aiutavo mio padre a lavoro. Ci sono delle cose che devo ancora imparare….ma tempo ne ho quanto ne voglio!!”, scherzando con leggerezza sulla sua ancora lunga detenzione.
Non ero mai stato in un carcere, ma penso che questo sia particolare, che non succeda cosi ovunque: i detenuti mi sorridono e sono espansivi, hanno voglia di chiacchierare, non vedono molte facce nuove.
Ma una prigione io me la immaginavo diversa. In realtà è come dice Marco: “ Uno ci deve venire in Gorgona per capire cos’è, come funziona”; e ha ragione.
Con i suoi 220 Ha, dal punto di vista agronomico alla Gorgona non manca niente: 3 Ha di vigneto con cantina e attrezzature varie; 400 piante di olivo e un frantoio; le api e un laboratorio per la smielatura; galline, capre, pecore, mucche e maiali, le stalle, la macelleria e il caseificio; 5 Ha di superficie in varie parti dell’isola destinate a erbai e pascolo; l’orto di circa 1 Ha; l’allevamento di orate e l’impianto per la fitodepurazione.
Sulla carta ci sono tutti i presupposti perché “l’Agricola” possa diventare un modello di colonia penale da esportare, un bell’esempio di Agricoltura Sociale come in tanti altri carceri italiani avviene, dove i detenuti lavorano (e sono retribuiti per il loro lavoro) e i prodotti del penitenziario vengono proposti e venduti in adeguati mercati.
Però qui non funziona esattamente cosi. La direzione del carcere risponde al Ministero degli Interni e il regolamento impone che i prodotti possano essere venduti solo sull’isola.
Ma nessuno va in Gorgona, pochissimi ci sono stati, nessuno ci vuole andare in Gorgona, perché è un carcere. E solo i detenuti ci vanno.
Il risultato è che le produzioni dell’isola fanno difficoltà a uscire, la vendita al dettaglio è praticamente inesistente (qui non c’è turismo); per vendere la merce in toto è necessario bandire un’asta pubblica con almeno cinque partecipanti e questo meccanismo certo non facilita e non valorizza la commercializzazione dei prodotti.
Ma questi, a mio modesto parere, non sono beni primari comuni, questi sono prodotti provenienti da un luogo unico e incontaminato come la Gorgona appartenente anche al Parco Nazionale Arcipelago Toscano.
I formaggi, l’olio, il vino, gli ortaggi, il miele e la carne prodotti sull’isola potrebbero e dovrebbero godere di una loro tipicità, dovrebbero trovare spazio in mercati sensibili alle questioni sociali, dovrebbero essere riconoscibili grazie ad un marchio o un’etichetta che possa identificarne la provenienza. Questi prodotti dovrebbero essere valorizzati anche e soprattutto per il modo con cui sono stati ottenuti, per il lavoro che c’è dietro.
Questi prodotti potrebbero rappresentare una voce per l’isola, potrebbero essere un biglietto da visita per far capire alle persone che sono sulla terraferma che la Gorgona non è “solo” un carcere; che anche se nessuno se ne accorge, sull’isola c’è un microcosmo che vive e che ha bisogno di farsi sentire.
Mentre torniamo indietro, sulla motovedetta della polizia penitenziaria, mi soffermo un attimo a riflettere: la Gorgona è strana, piena di contraddizioni come la città che gli sta davanti, con i suoi ritmi e il suo isolamento.
Un posto che non ti dimentichi facilmente, come lo sguardo di chi ha commesso un omicidio.
Mi sforzo di immaginare una vita passata li dentro, da “buono” o da “cattivo”, con i giorni che passano tutti uguali uno dopo l’altro, penso a quante storie si potrebbero raccontare su chi vive e ha vissuto in Gorgona; penso alle guardie e ai ladri in quel silenzio assordante.
Li, sull’ isola che non c’è.

Dott. Agronomo Francesco Presti